DICO e non DICO

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Qui trovate una rassegna stampa sulle legislazioni europee in tema di Unioni Civili.

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Uno dei principi stabili su cui si basa il concetto contemporaneo di convivenza in una società è la libertà di autodeterminazione.

Tale principio è stato recepito e più volte ribadito dalla nostra Carta Costituzionale (fra gli altri, negli artt. 2, 3, 4, 6, dal13 al 19, 21, 24, 29, 35, 36, 37, 41, 48, 49, 50 e 51; li cito per chi fosse interessato a dare un’occhiata a ciò che si reputa un libro alieno, per cui tanto vale chiamarlo Necronomicon).

In un’era che sempre di più fa della libertà un proprio vessillo (sebbene più volte ridotta alla libertà di scegliere un piano tariffario adeguato per il proprio cellulare), dicevo tale principio sembra essere costantemente svilito e mortificato da legislazioni che devono imporre uno stile di vita, per così dire, adeguato e conforme.

Siamo bombardati costantemente da programmi e notizie, che variano dal carattere pseudo-educativo-informativo per arrivare sino al minaccioso, nelle quali, invariabilmente si cerca di costruire un manichino di uomo/donna tipo.

I danni del fumo, i danni di una dieta non adeguata, i danni di un eccessivo consumo di alcolici, i danni da mancata attività sportiva…

Attraverso diaboliche equazioni e sillogismi si arriva ad imporre legislativamente stili di vita e comportamenti uniformi ed adeguati per l’intera collettività:

Ti ingozzi come un maiale = avrai problemi di salute = sei un costo per le casse dello stato = faccio una legge che ti proibisce di assumere troppi carboidrati.

La notizia è di qualche giorno fa: alcuni medici della perfida Albione si sono rifiutati di curare fumatori ed obesi per patologie non concernenti nè il fumo nè l’obesità, chiedendo ai primi di smettere di fumare ed ai secondi di dimagrire (hai problemi di vista?, dimagrisci!).

Il risultato è stato che chi ha smesso di fumare è diventato obeso ed i grassi sono diventati tabagisti.

 

In compenso fioriscono quantità di micro-diritti, pretesi a gran voce da pseudo-associazioni di consumatori (veri e propri collettori di potere), ed io ancora aspetto che qualcuno mi spieghi la loro sostenibilità economico-sociale.

In questo beato fiorire di contraddizioni, che noi ci ostiniamo a chiamare democrazia e che vorremmo esportare come stile di vita in tutto il creato, fanno il loro trionfale ingresso i DICO.

Si è riusciti a trasformare una cosa piuttosto semplice e ragionevole in un caso politico-religioso-sociale, con implicazioni teologiche, scientifiche, giuridico-sociali, economiche, mass-mediatiche e penali.

Io la vedo così:

1) il matrimonio civile è un contratto sociale (perchè espresso innanzi alla comunità) nel quale due persone dichiarano di voler condividere la propria vita. Le basi sono ovviamente affettive, le conseguenze sono economiche e giuridiche.

2) due persone dello stesso sesso hanno il pieno diritto di accedere a tale forma di determinazione della propria vita (artt. 2, 3 primo e secondo comma, art. 29).

Fine.

E invece no.

Bisognava andare a rompere le scatole a tutti quelli che convivono (e che, liberamente, avevano fatto una scelta diversa dal matrimonio), con la scusa di voler colmare le ingiuste lacune del diritto e quindi estendere anche ai conviventi i diritti ( ed i doveri no?) di tutte quelle persone che, invece, avevano liberamente contratto il vincolo del matrimonio.

Perchè?

Ad una prima occhiata, osservando il testo del disegno di legge, ciò che fioriscono sono più i doveri che i diritti, ma comunque, che onta c’è nel matrimonio? Che onta c’è nella convivenza, cioè nella libera scelta di non accettare i doveri, ma anche i privilegi della scelta matrimoniale?

Quello che offre la legge, con il matrimonio, è una opportunità: liberi tutti di accettarla o meno (compresi gli omosessuali).

Il risultato è che viene tolta una libertà e non aggiunta una.

Peraltro, il tutto viene fatto in una maniera degna del miglior moralismo albionico-vittoriano, ovvero: cercando di non irritare la comunità ecclesiastica (come se Rutelli dicesse a Ruini “questo disegno di legge non lo abbiamo fatto per gli omosessuali, questi ultimi ci sono finiti dentro senza essere invitati, pazienza), si usa questa perifrasi nel comma 1° dell’art. 1:

Art. 1

(Ambito e modalità di applicazione)

1. Due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge.

Rientrano, quindi, nell’alveo applicativo fratelli e sorelle, zie e nipoti, generi e cognate… robba degna del miglior Donatien-Alphonse-François de Sade, o, se preferite, del miglior Mario Salieri (a buon intenditor…).

Ora, vi immaginate una società semplice, o una società in accomandita semplice o una società in nome collettivo, che all’improvviso, legislativamente, si vedono fiondate, (con la scusa di garantire dei diritti, s’intende), nell’incubo delle società per azioni.

Vi pare ragionevole?

Se io convivo è perchè voglio convivere, rifiutando gli obblighi, ma anche i diritti di un matrimonio.

Se mi sposo vuol dire che voglio i diritti, ma anche gli obblighi del matrimonio.

Tali possibilità (quella del matrimonio e della convivenza) devono essere riconosciute a tutti.

Sempre di più, invece, si perde, in questa società, il discrimine fra diritti e doveri, cercando di fare uscire i secondi dalla porta per poi vederli irrimediabilmente rientrare dalla finestra, con conseguenze ben più funeste.

I vincoli diritto-dovere e potere-responsabilità sono inscindibili ed eticamente funzionali.

Immorale è disgiungerli e camuffarli.

Viva gli sposi!

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Breviario delle assurdità

Scorrendo il sopra menzionato disegno di legge se ne vedono di fantastiche:

 

Art. 1 comma 3. Relativamente alla convivenza di cui al comma 1, qualora la dichiarazione all’ufficio di anagrafe di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, non sia resa contestualmente da entrambi i conviventi, il convivente che l’ha resa ha l’onere di darne comunicazione mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento all’altro convivente; la mancata comunicazione preclude la possibilità di utilizzare le risultanze anagrafiche a fini probatori ai sensi della presente legge.” (ma scherziamo?).

 

“Art. 3 comma 1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, al fine di beneficiare delle disposizioni della presente legge, chiede l’iscrizione anagrafica in assenza di coabitazione ovvero dichiara falsamente di essere convivente ai sensi della presente legge, è punito con la reclusione da uno a tre anni e con la multa da euro 3000 a euro 10000.” (sarà uno scherzo fornire la prova di tali truffe, nevvero?).

Art. 6 comma 1. Il cittadino straniero extracomunitario o apolide, convivente con un cittadino italiano e comunitario, che non ha un autonomo diritto di soggiorno, può chiedere il rilascio di un permesso di soggiorno per convivenza.” (vi ricordate, qualche tempo fa lo scandalo dei falsi matrimoni? Ecco, non ce n’è più di bisogno).

 

Art. 8 comma 1. In caso di morte di uno dei conviventi che sia conduttore nel contratto di locazione della comune abitazione, l’altro convivente può succedergli nel contratto, purché la convivenza perduri da almeno tre anni ovvero vi siano figli comuni.

comma 2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche nel caso di cessazione della convivenza nei confronti del convivente che intenda subentrare nel rapporto di locazione.” (un consiglio da vostro legale, se avete degli immobili affittateli solo a società).

Art. 9 comma 1. La legge e i contratti collettivi disciplinano i trasferimenti e le assegnazioni di sede dei conviventi dipendenti pubblici e privati al fine di agevolare il mantenimento della comune residenza, prevedendo tra i requisiti per l’accesso al beneficio una durata almeno triennale della convivenza.

Comma 2. Il convivente che abbia prestato attività lavorativa continuativa nell’impresa di cui sia titolare l’altro convivente può chiedere, salvo che l’attività medesima si basi su di un diverso rapporto, il riconoscimento della partecipazione agli utili dell’impresa, in proporzione dell’apporto fornito.” (questo è fatto per terrorizzare la confidustria ed in generale i datori di lavoro).

Vi risparmio gli artt. 10, 11 e 12 trattano rispettivamente dei trattamenti previdenziali e pensionistici, dei diritti successori e dell’obbligo alimentare. Non posso non mettervi in evidenza come tali previsioni (ad esempio la reversibilità della pensione) rappresenti un aggravio per le casse dello Stato.

L’art 14 fa riferimento alla copertura finanziaria (no comment).

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. …lo so, ho detto già troppo…

  2. j ti leggo stanotte, ma “albionico vittoriano” no ….

  3. iccudrac

    Ma che cazzo, DICO?

    (per i pochissimi non conoscitori, conoscetelo!)

  4. iccudrac

    Oh, intendiamoci, io l’ho letto tutto…e non sazio l’ho pure fatto leggere…

  5. Ah, quindi oltre che masochista anche sadico…

  6. iccudrac

    Ed a proposito di sadomasochismo mi fa specie dover far notare come il nome di battesimo del maestro Salieri sia
    non Marco, giammai l’Antonio di Murrayana memoria, ma un più dozzinale (nel senso di orgiastico) Mario.

  7. Corretto l’imperdonabile refuso.
    Quando si dice che la cultura è cultura…
    A tutte le ore del giorno e della notte.

  8. gionni

    Parliamo di cose serie…per i pochissimi ex-non conoscitori che abbiano apprezzato una perla rara come “Che cazzo dico”, andate sul sito della Shortcut Productions, cliccate su Produzioni e da lì su Tv: ci sono cose meravigliose, tipo la febbra e la Febbra 2, Ahia ma sei scemo e mani in alto…
    Avrei voluto inserire il link, ma il loro sito in questo momento è off-line…

  9. gionni

    E viva Mario Salieri!

  10. valeriacristina

    Mah, da perfetta non competente il, ormai messo nel cassetto, disegno di legge mi ricorda una frase detta da Mago Merlino nel film di animazione “La spada nella Roccia”. Lui si riferiva ai numerosi vettovagliamenti sparsi nella cucina del castello, ma il senso rimane: un gran guazzabuglio medievale (non in senso letterale, ovviamente).

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