Mister… un panino con tutto!


Verso le ore 11:00 mi è capitato di avvertire un leggero languorino, non era fame, era più… voglia di qualcosa… E nel mio caso voglia di qualcosa, nella maggior parte dei casi, significa esclusivamente voglia di un pezzo.

L’orario del mio languorino deve essere un retaggio scolastico: come può non aver influito nel mio subconscio anni ed anni di intervallo scolastico fatto di signorile accattonaggio nei confronti di quei compagni più dotati finanziariamente?

Ed è così che ho messo da parte le scartoffie, sono sceso, mi sono recato al più vicino panificio e mi sono mangiato – secondo la più consueta perifrasi gergale – una pizzetta con tanto di salame piccante.

E’ inutile parlarvi del senso di soddisfazione che tale rito può procurare, è inutile raccontarvi delle emozioni fatte del: vediamo… vediamo… che cosa mi mangio… , è perfettamente superfluo narrarvi della coca cola che accompagna la lettura della pagina dello sport del Giornale di Sicilia.

Lo so, siete preparati su questi argomenti.

Due sono state le considerazioni che, dopo questa degustazione, mi sono saltate alla mente (capirete bene che prima e durante anche i neuroni sono in pausa pizzetta):

La prima riguarda, anche grazie all’amarcord, il tempo trascorso da quando una pizzetta alle 11:00 significava, per me, un vero e proprio lusso. E chi ce li aveva i soldi per questo spuntino da hobbit? Come detto sopra, si passava il tempo a mendicare, a strappare morsi dai famosi mister, mister… un panino con tutto (leggi panino con panelle, patate fritte e crocchette), a cercare di raccattare le briciole di qualche crostino della Romanella… insomma, secondo la migliore tradizione italica, ci si arrangiava. Ed oggi? Oggi scendo, compro una pizzetta e fine. Una volta il pezzo doveva essere conquistato, sudato, si doveva fare la cresta sulla spesa, rubare nei portafogli delle mamme per raccimolare gli spiccioli, si doveva mendicare dai propri compagni mettendo da parte l’orgoglio, si doveva fare i conti con la propria salivazione e si doveva imparare anche a rimanere a becco asciutto. Insomma si doveva essere dei professionisti, delle persone serie (altro che furbetti del quartierino…). Una bella palestra, no? Oggi è passato molto tempo… e proprio questa mattina ho misurato il tempo che è passato attraverso la mancanza della lotta per il cibo.

La seconda considerazione riguarda la vecchia possibilità, già discussa con Iccu, di poter creare un libro stile Gambero Rosso – ma nel nostro caso Panella Gialla – sui pezzi di rosticceria. Una sorta di Palermo a pezzi, Palermo in pezzi, o Pezzi di Palermo… etc. Qualcosa in cui vengano descritti e narrati i luoghi, le storie, i personaggi delle rosticcerie ed, ovviamente, i pezzi.

Lo so, state sorridendo scuotendo la testa e pensando: non ho più i succhi gastrici di un tempo…, sono distante e quando lo faccio?Ho tanti impegni… Non voglio convincervi, però se vi va, parliamone.

Altrimenti andatevene a … (con affetto però).

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

Un Commento

  1. iccudrac

    Con i dovuti aggiustamenti del caso è la linea di pensiero ideale per la prefazione. “Palermo a pezzi” è il titolo che mi è più caro sia per “ciavuru” che per affetto. Necessaria pianificazione da concordare in rendez-vous, impresa non da poco nei tempi bui di questo secolo 😀

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