Slàinte!

jo

Cari amici vicini e lontani,
il viaggio irlandese si è concluso ormai da tre giorni, ma le emozioni sono ancora forti.
Mi sono seduto sul ciglio delle scogliere di Moher, con le gambe a penzoloni su un baratro di 200 mt sull’oceano Atlantico e ho attraversato le pianure del Connemara, desolate eppure strazianti nella loro bellezza, con mille laghi a punteggiarle; ho assistito a uno splendido tramonto a Giants’ Causeway, con la Scozia che si stagliava all’orizzonte, a pochi metri dalle onde che si infrangevano contro gli scogli, e per la prima volta in vita mia ho visto dal vivo un piccolo capodoglio mentre navigavo su un traghetto la rotta Tarbert-Killimer, e vederlo nuotare aggraziato mentre spezzava placido la calma piatta del mare mi ha istintivamente fatto desiderare di avere tra le mani, anche se per un momento soltanto, norvegesi e giapponesi; nella penisola di Dingle, ho guidato da una strada costiera con l’oceano rabbioso e nero alla mia sinistra, fino al Connor Pass, a quasi 1.000 mt di altezza, con la montagna da un lato e un semplice muretto di pietra a separarti da 600 mt di caduta libera, su una strada a doppio senso poco più larga di una sola auto, e con ogni tanto delle piazzole per consentire il doppio senso; ho camminato per le vie di Belfast, senza purtroppo riuscire a vedere i murales dipinti durante gli anni bui degli scontri dei ’70 (comunque ci ritornerò, ho scoperto una città inaspettatamente suggestiva…), e per quelle di Dublino, che invece mi ha lasciato un pò indifferente; ho visto in 14 giorni più pecore di quante ne abbia mai viste in tutta la mia esistenza e ho finalmente bevuto la vera Guinness, talmente buona che quella assaggiata finora sembra olio di ricino, a confronto; ho visto così tante tonalità di verdi e di gialli (colline, prati, fiori di cui non ricordo il nome inglese, praterie sterminate ed esplosioni di colore improvvise…) che credo non abbiano neanche un nome, sotto cieli allo stesso tempo grigi, blu e viola; ho ancora una volta capito perchè la pioggia o il cielo plumbeo rendono indimenticabili certi paesaggi che invece, con il sole, avrei già dimenticati o non avrei neanche registrato; ho vissuto 7 giorni con una persona splendida che so già non vedrò più in vita mia, ma tanto basta…

E sabato sera, dopo aver ritirato quasi 200 foto, rivivrò una ad una, tutte queste sensazioni, e molte altre ancora.

E sì, miei cari, aveva ragione la Mannoia; nella sua canzone “Il cielo di Irlanda”, ne dice alcune memorabili, ma quella che preferisco è “…Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore…”

Slàinte a tutti voi

Gio

  1. Bello leggerti.
    Luoghi decisamente suggestivi che non ho mai visitato e me ne è venuta una gran voglia.
    Capisco cosa voglia dire avere negli occhi i colori e gli odori di terre nuove e lontane.
    Gio, davvero bello leggerti e ritrovarti qui: in cima al CoComero.

  2. giò, questo tuo post mi ha fatto “viaggiare”. Bello!!

    Toglimi una curiosità (se puoi): chi è la splendida persona con cui hai vissuto 7 giorni e perché non la vedrai mai più?

    un abbraccio,
    a

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