Pirati

Traendo spunto dall’ottimo articolo pubblicato su i-dome, e relativo al caso Peppermint, seguono alcune considerazioni.

Personalmente sono convinto che nei sistemi economici tradizionalmente definiti liberali, la pirateria ha avuto una funzione, suo malgrado, di riequilibrare certe distorsioni del mercato. Non è proprio il discorso di Robin Hood (togliere ai ricchi per dare ai poveri), si tratta, nella maggior parte dei casi, del discorso di: togliere ai ricchi perché cosa cavolo posso togliere ai poveri? (almeno che non si tratti dell’erario).

E’ innegabile che la stessa pirateria può provocare forti distorsioni del sistema economico, tutte espresse in una sostanziale mancanza di tutela di qualsivoglia diritto.

Possiamo dire che in un sistema economico ben equilibrato un po’ di pirateria diventa necessaria quando le distorsioni del mercato (monopoli che turbano il progresso economico, trust e cartelli fra società, sistematica privatizzazione del sapere, etc…), diventano sovrabbondanti. Un po’ di pirateria ma non troppa o troppo a lungo, altrimenti si cadrebbe in altre ed altrettanto gravi distorsioni (mancanza di tutela, mancanza di certezza, impossibilità di una qualunque transazione, etc…)

Funziona similmente a quello che succede in un natura negli ecosistemi: quando una specie diventa particolarmente dominante tale da alterare gli equilibri del luogo in cui vive, automaticamente intervengono dei fattori volti a ristabilire un equilibrio sostenibile (tempo al tempo, ce ne sarà pure per la razza umana).

Qualche post addietro ( …and Justice for all) mi sono occupato della portata e i limiti del copyright in ambiente digitale. Come avete potuto constatare su Le letture dei CoCo è da un po’ di tempo che sto seguendo, postando le relative notizie, il caso Peppermint. Ovvero del caso in cui la detta società (Peppermint Jam Records):

  • ha rintracciato gli indirizzi IP degli utenti, attraverso l’utilizzo del software di monitoraggio prodotto dalla società svizzera Logistep, che condividevano e scaricavano i brani musicali protetti dal proprio diritto di autore;
  • Si è rivolta, attraverso i propri legali (uno studio legale di Bolzano: Studio Legale Mahlknecht & Rottensteiner) al Tribunale di Roma affinché la Telecom (che inizialmente si era rifiutata) le comunicasse i nominativi corrispondenti ai detti indirizzi IP;
  • Il Tribunale di Roma ha emesso un provvedimento in cui ordinava alla Telecom, che ha adempiuto, di comunicare i detti nominativi. Nel detto procedimento, attualmente in corso, si è costituito recentemente anche il Garante per la Privacy;
  • Il detto Studio Legale ha cominciato a spedire agli utenti individuati (circa 4.000) delle lettere nelle quali si propone di risolvere amichevolmente la questione impegnandosi a non denunciare l’illecito e a non chiedere ulteriori danni qualora la controparte accetti di terminare la condivisione dei file protetti da copyright e di pagare un importo forfettario di 330 Euro.

E’ di tutta evidenza il clamore che la questione ha suscitato. Nell’attesa degli sviluppi, vi voglio indicare un ottimo articolo scritto da Valentina Frediani e Marco Masieri e pubblicato su i-dome. Ve lo raccomando particolarmente perché è davvero molto chiaro ed esaustivo.

(foto di Michael Kelleher e di TranRampersad)

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

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