I problemi bollenti di Francis

Il mio magnifico Compaq, simile per forma dimensioni ad un portatile, ma con il carattere di un mulo alpino (io infatti lo chiamo Francis), ormai fa le sue bizze: la tastiera non risponde regolarmente ed i tasti malfunzionanti, per di più, non sono mai gli stessi, cambiano in continuazione (a volte si tratta della serie diagonale: “RTFGVB“, oppure “YUHJNM“, altre volte sono simmetrici: “QAWPOL“). Provate a guardare sulla vostra tastiera, ho avuto delle illuminazioni quando ho scoperto queste correlazioni far i tasti malfunzionanti. Per risolvere il problema bisognava spingere con forza e verso destra sul pad che funge da mouse e contemporaneamente pigiare più volte il tasto che non funzionava. Ho fatto molta pratica arrivando ad essere velocissimo nello scrivere, ma col tempo il pad produceva un sospetto cigolio simile ad un raglio ed ho capito che il poveretto ne soffriva. Sono passato così ad una tastiera esterna della Mediacom ultraslim ed ultraeconomica. E’ una vera schifezza, l’impostazione di alcuni tasti risulta, poi, essere, oltre che irrazionalmente arbitraria, anche incomprensibile. Per citarne una: che ci fa la “ù” accanto ad un minuscolo tasto “alt“? ( quest’ultimo da me spesso usato in combinazione con i tasti “space” o “tab”).

Nel mio caso la questione è ingigantita dal fatto che Francis deve avere la ventola disallineata, per cui ne viene fuori un fracasso bestiale. E quando dico bestiale, non uso questo termine a casaccio: intendo dire, usando un neologismo, un: rumoreallucinantechetivienevogliadiscaraventarlodallafinestra.

Tuttavia il mio portatile non si spegne, ma continua inesorabile a rinfacciarmi il suo cattivo umore. Sono iniziati così i miei tentativi di porre economicamente un argine alla questione dei bollori di Francis.

Prima l’ho fatto lievitare impilandolo sotto un buon numero di libri. Tuttavia la situazione non migliorava, ed in più, con il tempo, si aggiungeva il fastidioso problema che per guardare in faccia Francis (pardon, guardare il monitor) ero costretto a stare in piedi sulla sedia.

Così ho pensato di mettere Francis in equilibrio su due bacchette di compensato (poste longitudinalmente) e mettere di lato un ventilatore. La cosa ha portato qualche giovamento, in più con il caldo dell’estate anch’io mi sentivo rinfrescato. Tuttavia, dopo qualche tempo, ho cominciato ad avvertire una forma di artrite reumatoide alle gambe, alle mani. Cominciavo ad avere spesso torcicolli e problemi di sinusite.

Ho pensato allora: basta con la spilorceria vado a comprare un dissipatore esterno. Devo premettere che io conosco bene il mio mulo e quanto sa essere bastardo dentro. Infatti lui possiede nativamente due porte USB 1.0 le quali funzionano come e quando dice lui: questo mouse sì, questo no; questa antenna wirless a volte, la stampante non la voglio, mi piace l’HD esterno della Lacie, quello Mediacom te lo puoi infilare… (sa essere anche scurrile). Per ovviare ad alcuni problemi ho preso una scheda PCMCIA (che si legge pisiemsiaiei, pisiemsiaiei, pisiemsiaiei: sentite quanto suona bene? pisiemsiaiei). Tale scheda supporta le porte USB 2.0 – necessarie per collegare il pc al dissipatore esterno- ma, tuttavia, non è alimentata elettricamente (of course), ed in più funziona come le due superiori porte USB: ovvero quando gli pare e con chi gli pare.

Mi sono recato, tempo fa, quindi, con la precisa intenzione di dare fastidio, in un negozio Computer Discount e, dopo aver chiesto un dissipatore per laptop, ho spiegato minuziosamente ed analiticamente tutti i problemi di cui è affetto Francis al commesso di turno il quale, dopo aver preso dallo scaffale il dissipatore, ascoltando le mie delucidazioni, lo ha prontamente rimesso al suo posto. Il suddetto commesso (commosso), mi propone un affare chiamato pornograficamente Tiramisù, dal costo di una prestazione professionale: € 40,00. In pratica si tratta di un rozzo pezzo di plastica che si allunga come uno stendino per far asciugare i vestiti. Spiego, quindi, al commesso (sempre più dimesso) che preferirei non essere preso in giro e che non mi venga a raccontare che il Tiramisù è fatto, per usare le testuali parole del commesso (ormai dismesso), di plastica buona.

Alla fine ho comprato una base di marmo (molto grezza, stile pietra tombale) e l’ho messa sotto il buon Francis: In questa maniera Francis ha capito che:

  1. gli voglio bene e mi occupo di lui;
  2. il marmo è fresco;
  3. il marmo è duro;
  4. il marmo può essere usato anche come lapide (a buon intenditor…).

Infine, su internet ho trovato alcune soluzioni ipertecnologiche. Oltre a quelle proposte da Lifehacker in perfetto McGyver sytyle ve ne propongo alcune. Tuttavia dubito della loro reale efficacia:

1)

2)

3)

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

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