Non ci resta che il curling…

Adesso funziona così: Andrea mi dà i titoli ed io scrivo gli articoli.

Comunque, dicevamo: Non ci ressa che il curling.
Questo curioso sport di squadra è praticato in paesi come Gran Bretagna, Scandinavia, Canada e USA, ed piuttosto simile alle bocce, ma con la geniale variante degli spazzini che ramazzano (lo sweeping) davanti alla stone (un macigno da tre quintali e mezzo che scivola leggiadro sulla pista di ghiaccio) facendole prendere, a seconda dei casi, velocità o rallentandola (senza mai toccarla).

Ho avuto modo di apprezzarlo durante le Olimpiadi Invernali svoltesi a Torino.
Un appuntamento immancabile.
E mi accanivo come una bestia in quelle partite, esagitandomi come un pazzo e rimanendo con il fiato sospeso, mentre il pietrone (con una forma e sopratutto con una “massa” consistente e rassicurante) scivolava placido verso il centro del bersaglio, mentre gli spazzini si aggitavano, scivolando anch’essi, nel ramazzare o meno, attentissimi a non toccare il predetto macigno scivolante.

Una goduria.

Sarà che sono un appassionato bocciofilo (come dimenticare quei pomeriggi in cui su Rai Tre trasmettevano in diretta da Genova, o da Rovigo i campionati di bocciata…), sarà che sono un tipo che si appassiona facilmente a tutto (non è per il curling, non prendetela come una offesa: ma a me: più sono inutili le cose, più mi piacciono, più mi ci appassiono).
Sarà quel che sarà, ma ‘sto gioco è stato per me una fonte di ispirazione continua:

  1. E’ un gioco di squadra (mi piacciono i giochi di squadra: mi piace vincere in compagnia, mi piace il fatto che non perdo da solo);
  2. E’ un gioco in cui: se non sei tu a lanciare il macigno, non ti annoi: puoi sempre ramazzarci davanti;
  3. E’ un gioco in cui non si può sbagliare: o la mia pietra è più vicina al centro, oppure è la tua ad esserlo.
    Se fai storie: misuriamo.
    Se misuriamo e neghi l’evidenza: i primi sono i tuoi compagni a prenderti e spaccarti la stone in testa (è risaputo che i giocatori di curling sono molto aggressivi: più mite è lo sport, più montal’aggressività).
  4. Lo spazio discrezionale degli arbitri è molto ridotto: non ci sarà un De Santis che impunemente dà un colpetto al macigno allontanandolo;
  5. Ed infine, puoi doparti quanto vuoi: non serve ad un cazzo.

In sintesi sono questi i motivi per cui mi piace questo sport (che invito tutti a praticare), il tutto unito a quell’atmosfera in cui i giocatori, dopo una partita, danno l’impressione di andarsi a prendere una birra in un pub.

Oggi si è tenuta la crono finale al Tour.
In effetti bisognerebbe ringraziare i vari: Pollo Rasmussen (è incredibile ma questo è il suo soprannome), o il kazako Vinokourov (che ha amesso che: quando nei giorni scorsi ripeteva a tutti di essere assolutamente pulito, si riferiva esclusivamente all’igiene personale).
Bisogna ringraziarli perché altrimenti non avremmo avuto un finale così interessante e combattuto.
Metteteci pure il fatto che ancora non sappiamo se il vincitore sarà Contador.
No…….. non perchè il Tour finisce solo domani, non è per questo motivo che non lo sappiamo.
Non lo sappiamo perchè ancora è da chiarire come mai possa aver parteciapto al Tour un ciclista che sarebbe, (il condizionale è dobbligo), coinvolto nell’inchiesta sul doping «Operazione Puerto» e non avrebbe dovuto essere ammesso in gara.
Ma che ce frega! Non sappiamo nemmeno chi sia stato il vincitore del Tour del 2006.

Certo per disprezzo del regole non è che, guardando ad altri sport, siamo messi meglio: non voglio ritornare sulla manfrina serie C, serie B, penalizzazioni, regole che cambiano con la stessa velocità con cui abitulamente vengono ribaltate le sentenze… e non solo in ambito sportivo…
Per carità, via dai luoghi comuni… Certo che il caso Ferrari/McLaren fa un poì riflettere. E sì…

Ma via… adesso basta, non vi voglio fare incazzare: quello che volevo dire è che il curling è davvero un bel gioco, è un gioco pulito, è un gioco le cui regole vengono rispettate, è un gioco in cui non si può barare… e se ci riesci sei un genio e te lo meriti quel punto.

E comunque, se non’altro, si può avere per le mani sempre una gran bella arma.

(Foto di Narisa)

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. fangospaziale (Enrico)

    Penso a volte (mamma mia quanto penso… e che cazz…)che in certi paesini la popolazione ha compreso tutto. Il Curling: giocare a boccette da moderni attrezzati… ma sempre boccette resta.
    La prossima trovata sarà qualche nuovo “rimaneggiamento metropolitanizzato” di qualche festa di piazza.

    Voscenza benedica… Bacio le mani.

  2. Ho titoli per tutti!!! Quindi gente con scarsa ispirazione, gente che vive nel continente, accorrete.

    Gerlando quindi anche tu vedevi Sabato Sport …

    Brutto monellaccio 😀

  3. iccudrac

    Mi soffermo sull’ultima parte del post di J, quella relativa al Tour. Il ciclismo per me e Gerlando è come un figlio, nessuno dei due è nato su due ruote, nè per appartenenza nè per tradizione. Il ciclismo ce lo siamo tirati su faticosamente durante la crescita quando ogni occasione di “cuore sportivo” ci faceva mettere in contatto telefonico ogni due minuti per dire semplicemente “hai visto? No dico, hai vistoooo???”.
    Così per le staffette di sci di fondo o per lo short track come anche per il world poker tour.
    J si è pure messo sulla bici, io ho preferito restare un ciclista da poltrona.
    Servono anni per diventare un buon ciclista da poltrona: comprendere per quale motivo la regia segue corridori che apparentemente non sembrano avere alcun ruolo nella tappa di giornata, rendere avvincente uno sport che in televisione rischia di annoiare dopo venti secondi, capire perchè spesso chi vince non è il vincitore, ma un tenero ed agguerrito ragazzino che si spara 150 km di fuga per poi finire nella cenere.
    Siamo stati aiutati da personaggi che ci hanno portato per mano alla scoperta di uno sport complesso fatto di azioni epiche, ma anche di tattiche oscure e, da sempre, strani intrallazzi. Sento forte la mancanza di quei personaggi.
    Oggi anche il migliore dei telecronisti (e quelli della RAI non sono da poco) non riescono a nascandore la loro stanchezza nel propinarci corse improbabili (il percorso del tour da anni ormai è una farsa) abitatate da sportivi che sfuggono solo grazie allo scandalo dal loro ruolo di modesti impiegati. Al ciclismo manca il “quadro dirigenziale corridore”. A noi manca uno splendido sport di fatica ormai in fase di estinzione.
    R.I.P.

  4. E caro ciccio, che tristezza il tuo accorato necrologio.
    Nel post ho cercato di sfumare i toni, memore, come tu lo sei, dei bei tempi in cui si poteva far finta di studiare con il sottofondo muto di una televisione senza audio.

    Sappiamo entrambi che però non è un problema del ciclismo. E non è un problema solo dello sport in generale.
    Forse è un problema dei tempi che cambiano.
    In questi giorni ho avuto modo di rifletterci sopra.
    Il cuore del mio articolo sta nel:
    regole che cambiano con la stessa velocità con cui abitualmente vengono ribaltate le sentenze… e non solo in ambito sportivo…“.

    C’è un diffuso disprezzo per le regole, come se queste siano un qualcosa che ci costringano, ci impediscano, ci rendano la vita ingiustamente difficile.
    Andrea in qualche post fa (Attacco la Kamchatka con 20 carri armati) ha evidenziato l’importanza delle regole: senza di esse non c’è gioco, non c’è divertimento.
    Ed è anche per questo che nella pagina I misteri dei CoCo (per la verità nessuno l’ha mai guardata di striscio) abbiamo cercato di abbozzare un blog manifesto che dovremo senz’altro riprendere, (TUTTI INSIEME), semplificare, smussare, rendere più leggibile.

    Il ciclismo, lo sport, la società in generale sta pagando il fio della propria corrotta identità: una identità senza obblighi, dove esistono solo diritti, dove gli obblighi sono qualcosa da lasciare sul ciglio della strada quando si avvicinano le vacanze estive.

    Nel mio lavoro mi chiedono spesso: “Ma è un diritto? E’ un mio diritto? Io ho questo diritto? Hanno violato i miei diritti?“.
    Ed è davvero dura cercare di far capire che i diritti non sono tutto in un mondo daltonico che ha perso il gusto per le sfumature.

    Il ciclismo è lo specchio di tutto questo: federazioni e comitati in lotta fra di loro, tentativi di screditamento reciproco, squadre allo sbando, uomini disposti a tutto in definitiva per qualche spicciolo.

    Non posso dimenticare il tuo (perdonatemi l’enfasi, ma non ho altre parole) struggente commento alla notizia del coinvolgimento di Basso: “Ed io che dallo studio mi ero fatto le corse in moto per poter andare a vedere il finale di tappa…“.
    Dice tutto.

    P.S.
    Puoi comprendere perché adoro il soprannome di tuo padre…

  5. iccudrac

    Matarrese ha stabilito che a Di Michele, squalificato per tre mesi, sia concesso giocare le partite non ufficiali al fine di non disperdere il suo valore professionale durante il periodo di inibizione.
    Che dicevi?

  6. Pingback: Sfide: Sicilvolley in testa. « Il grande CoComero

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