Chiuso per ferie

immagine-008.jpg(fotografia di Enrico Spedale)

Il valore di un popolo si evince da tante cose: dall’amore per la politica, intesa come partecipazione attiva, e non come semplice adesione alla pantomima democratica del voto/delega; dall’amore per lo sport, che nulla ha a che fare con quello del semplice e sedentario tifoso e che si traduce nella pratica, non necessariamente agonistica, di una attività fisica più o meno inquadrata in una disciplina; dal rispetto riservato all’ecosistema nella sua globalità (fatto di piante ed animali). In poche parole: da tutto ciò di cui il popolo italiano è sprovvisto. Ma vi è forse un altro aspetto che rivela l’anima di un popolo, ossia il modo in cui esso organizza le proprie vacanze.

In Italia, nel Bel Paese, il clima – oltre alle bellezze naturali ed artistiche – ha reso la nostra nazione tra le più invidiate d’Europa. L’Italia dispone, infatti, di quasi sei mesi di “bella stagione”: un periodo sufficientemente ampio che permetterebbe ad ogni classe di lavoratore di andare in ferie senza preoccuparsi di dover condividere il proprio tempo finalizzato al riposo con quello di qualche collega. Ma perché, allora, quando arriva Ferragosto, l’Italia si ferma?

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Se non si ha la Treccani (e chi la possiede, è fortunato: costa troppo!), basta consultare Wikipedia che dà le seguenti delucidazioni:

“Il termine Ferragosto (dal latino Feriae Augusti = riposo di Agosto) indica una festa popolare, dalle radici antichissime, che si svolgeva il 15 agosto per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli.

Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia; tale festa era tipicamente romana, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria dai decreti pontifici.

La ricorrenza si collega anche con i “Consualia“, il periodo di festa e riposo che nell’antica Roma si dedicava al dio Conso, protettore dell’agricoltura. […]”

 

Una tradizione, quindi, che si perde nella notte dei tempi e che rivela quanto sia conservatore il popolo italiano: dopo più di duemila anni nulla sembra essere cambiato.

Ma in quale paese di Europa è normale “assistere impotenti” alla chiusura di quasi tutte le attività commerciali, dalla farmacia al panificio, dai bar alle tabaccherie, ecc. ecc.?

Si risponderà che molti non scelgono, essendo costretti dal datore di lavoro ad andare in ferie quando quest’ultimo lo ritenga opportuno. E proprio questo è il “punto”: nel nostro “Stivale” le libertà individuali – quelle che sono universalmente riconosciute quali diritti imprescindibili dell’individuo in quanto tale – da sempre sono state ritenute un favore concesso dall’ “alto”.

Non è un caso che tale “permesso” (di andare in ferie) sociale fu reso obbligatorio dai decreti pontifici; da un’istituzione – come lo è la Chiesa – che si è costantemente intromessa al fine di ostacolare storicamente la libertà del singolo in nome di dogmi religiosi facenti perno su interpretazioni “umane, troppo umane” (“nietzschianamente” parlando).

Le ferie auguste, come diritto acquisito nella codificazione della “sacra Chiesa”, sono legittimate da Dio e dai suoi relatori terreni; ed essendo tutto ciò che da Lui procede perfetto, non può che diventare legge ed essere quindi, ed anche, legge di natura.

Nessuno studio è stato mai condotto – e se lo è stato fatto, non è stato preso in considerazione – sui vantaggi che si otterrebbero se le ferie fossero distribuite lungo tutto l’arco dell’anno.

Perché andare tutti in vacanza nello stesso periodo? Perché assistere al dispiegarsi di un gusto quasi masochistico d’incanalarsi in enormi file di automobili ai caselli autostradali, in fiumane di automobilisti asserragliati dentro gli affollati abitacoli delle vetture? Si parte perché si è stanchi di un anno di lavoro per poi tornare, con molta probabilità, più stanchi del momento della partenza.

Anni fa uno studio scientifico condotto (forse in America) sugli effetti positivi del riposo nella salute, ritenne febbraio il mese preposto al recupero delle forze, perché proprio in tale periodo il corpo umano sembra essere particolarmente soggetto a malattie. Ma a parte alcune categorie privilegiate di lavoratori (basti pensare a coloro i quali si possono permettere la “settimana bianca”; della serie: “stacco tutto: fax, computer, segretaria e parto per le Seichelles”…); quanti sono coloro che in silenzio agognano ad un meritato riposo durante un particolare periodo dell’anno?

Probabilmente nessuno: agosto, per gli italiani, è troppo bello!

 

 

Un Commento

  1. Un ottimo post, peraltro formattato in modo davvero eccellente.
    I miei complimenti.

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