Un’Isola – Giorgio Amendola

Un’Isola
Giorgio Amendola
Biblioteca Universale Rizzoli
Pagine : 284
Prezzo: Lit. 3.500

Qualche mese addietro ho finito la rilettura di Un’Isola di Giorgio Amendola.
Lo avevo letto molti anni addietro subito di seguito a Una scelta di vita, e pur apprezzandolo sebbene meno del precedente, non lo avevo compreso appieno.
Mi sono immerso in questa lettura assaporando pagina dopo pagina come se fosse stata la prima volta. Ne ho sottolineato le parti che mi hanno toccato di più, le ho addirittura evidenziate con dei segnalibri improvvisati fatti dai post-it. Credo che lascerò quest’isola così, come vi sono approdato.
L’isola è quella di Ponza, l’isola del confino degli antifascisti. L’isola è quella dell’uomo e della sua identità.
Nell’isola Amendola ritrova i sui studi, i compagni di lotta, la moglie Germaine, il cibo contingentato.
Tuttavia la vera isola è quella umana: l’uomo fra gli uomini come un arcipelago.

Quello che mi ha profondamente colpito, non del libro, ma della vita dell’isola Giorgio Amendola, è la sua visione dei tempi: quelli contingenti, quelli passati, quelli futuri. Ma ancora di più la vita stessa dell’uomo Giorgio Amendola. Le isole dallo stesso visitate: isole comuni, isole politiche, isole culturali, isole affettive, isole di divertimento, isole di passione.
Mi ha commosso la profonda onestà intellettuale di quest’uomo e delle sue scelte di vita. Mi ha scosso la totale assenza di rancore nei confronti di quel regime che gli aveva ucciso il padre, analizzando il fascismo in tutte le sfaccettature, contrapponendosi ad esso intellettualmente e non sentimentalmente . Mi ha lasciato disarmato la passione e l’amore per gli uomini e per le loro storie.

Mio padre, tempo fa, ebbe a raccontarmi che incontrò Giorgio Amendola e sua moglie durante una lunga attesa in aereoporto. Rimasero a discutere. La cosa che si porta dietro da quell’incontro è la figura di un uomo che sapeva rapportarsi alla gente, che sapeva discutere con facilità con tutti, e con cui tutti sapevano discutere con facilità.

Sarebbe sciocco e retorico voler ulteriormente descrivervi il libro. Non ci riesco, non posso.
Per cui vi lascio, nella continuazione di questo articolo, un breve riepilogo delle frasi che ho sottolineato durante questa lettura.

Mi aprì la sua casa per soddisfare la mia inesauribile voracità e per farmi la storia del partito (il Partito Comunista Italiano, n.d.r.), dalla fondazione in poi, in termini non apologetici, e nemmeno soltanto pettegoli, ma crudamente sinceri: errori, rivalità politiche, ambizioni e vanità, anche corna tra compagni. Era un quadro che umanamente mi rassicurava. Allora, i compagni dirigenti non erano uomini di ferro, gli eroi in giacca di cuoio dei romanzi sovietici del primo decennio post-rivoluzionario: erano uomini in carne ed ossa con le debolezze degli altri uomini!

Per evitare ogni pericolo di contaminazione, la rivoluzione non doveva essere popolare, mafrutto unicamente della volontà e della forza organizzata dell’avanguardia della classe operia, raccolta intorno al partito comunista, cioè di una minoranza. (Evidenzia la linea del partito scelta da Togliatti, linea con la quale Amendola non concorda).

Fu un amore a prima vista, non una favola romanzesca, ma la base stessa della nostra vita. Sono passati 49 anni, io scrivo, lei dipinge, siamo invecchiati assieme, ma tutto è nato allora, in quella calda serata di festa popolare. Più tardi gli amici ci sfotteranno al racconto del nostro primo incontro, accusandoci di aver seguito il copione del film di René Clair. Ma il film di René Clair fu girato dopo il nostro incontro. Il nostro non era stato una scena di un film, ma un momento di vita, che racchiudeva in sé tutto il corso di due esistenze. (Parlando del suo primo incontro a Parigi con la moglie Germaine).

Oggi gli storci stentano a ritrovarsi nell’elenco dei fogli apparsi clandestinamente a Milano. <<Fronte rivoluzionario>> <<Tribuna rivoluzionaria>> ed altri. In realtà si trattava di pochi fogli scritti a macchina, ricopiati o ciclostilati, che circolavano tra un ristretto gruppo di persone. ( A proposito della scelta dei nomi, della difficoltà di pubblicare e condividere).

Come giornali potevo acquistare soltanto La Gazzetta dello Sport (erano i giorni del Tour de France) e, stranamente la Domenica dell’Agrigoltore e non la Domenica del Corriere. (Durante la prigionia).

Mi sorprende, oggi, ricordare come sopportai agevolmente quella condizione per me innaturale, col mio carattere espansivo ed estroverso. Mi organizzai la giornata. (…) Ordinai subito Il capitale (volumeI), nella edizione UTET (…) Comprai anche nell’edizione popolare Sonzogno, La divina commedia, e fu la prima lettura accurata di quel libro ricco di passione umane e civili, del padre della nostra letteratura. (…) Dalle lettere scritte ad Ada (la sorella di Amendola n.d.r.) ho rilevato l’elenco dei libri acquistati. I Canti del Leopardi, la Storia della Filosofia Greca di Hegel edl il primo volume della Soria della filosofia di Guido De Ruggiero, un Lucrezio e i Dialoghi di Platone (…) Ordinai pure un manuale di ginnastica da camera, il metodo Muller (…). (Durante l’isolamento in prigione).

Il mondo è sopravvisuto a Hitler, ma riuscirà a salvarsi dal disastro atomico? Potrà farlo se saprà approfittare del breve tempo a disposizione, prima che la sera diventi oscura ed interminabile notte.

Oggi il carcere con due pasti al giorno, televisore, libertà di telefonare, di usare le macchine da scrivere, leggere giornali, viene presentato dai terroristi arrestati come l’equivalente di uncampo di sterminio nazista. Noi avevamo dignità e pudore.

Divertente la descrizione dell’estrazione di molare, eseguita in piena infiammazione, con febbre alta e , naturalmente, senza anestesia. Il dentista mi aveva messo in guardia dalle possibili complicazioni: <<Ma non avrà paura>> insinuò <<lei che è un cominusta, davanti ad un maggiore della miliza fascista?>>. Erano parole bonarie e non sfottitrici, dette per stimolare la mia capacità di resistenza al dolore, e che ebbero il loro effetto perché mi aiutarono, io che sono sempre stato (e sono rimasto) un vigliacco sulla poltrona del dentista, a non dimostrare alcun senso di preoccupazione o di dolore. Nella mia lettera, pur con la dovuta ironia, quella semplice estrazione diventa l’amputazione della gamba di Maroncelli nel carcere dello Spielberg.

Germaine manifestò subito la sua volontà di ottenere il permesso di raggiungermi e di sposarmi. Invano le prospettai le difficoltà della vita al confino. (…)Sotto un’apparente remissibvità c’era in lei una forza di volontà che si manifestava nelle cose essenziali, una durezza interna anche, la capacità di saper attendere, pur di raggiungere quello che aveva deciso. L’amore non si misurava, per lei, nella molteplicità dei rapporti, valutabili quantitativamente, ma nella loro qualità, intensità, profondità.. Romanticismo? Può darsi. Per me non è un offesa.

Parlando all’organizzazione dei comunisti durante il confino nell’isola di Ponza:
Si era arrivati
a punte estreme di collettivismo, che raggiungevano il ridicolo.

La tomba di mio padre a Cannes era oggetto di un continuo pellegrinaggio. (…) sottolineai il signifiato dell’epigrafe:
<<Qui vive Giovanni Amendola aspettando.>>

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Interessante. In effetti è difficile scrivere di un libro con la pretesa dell’oggettività: è più onesto descriverne le emozioni che è riuscito a suscitare in noi.
    Dai questi passi, si evince che la personalità dello scrittore è intrisa di ironia e di pietas: valore fondamentale per poter rientrare nel genere umano non avvalendosi soltanto del fatto di essere bipede ed in posizione eretta.

    Bravo Gerlando!

  2. gian carlo tusceri

    Sto cercando disperatamente una copia di “Un’isola” di Giorgio Amendola. Riuscite a darmi una mano?

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