Palermo in Incognito

(Foto di Enrico Spedale)

Venerdì scorso a Palermo in Piazza Magione, come anteprima della rassegna Kal’s Art, si è tenuto il concerto degli Incognito.
Ho conosciuto questo gruppo nel 1993 a Perugia, per il ventennale di Umbria Jazz. Suonavano al teatro Turreno dopo Maceo Parker e Pee Wee Ellis.
Ricordo che ero arrivato in treno per sentire musicisti del calibro di Tito Puente’s Golden men of Latin Jazz (che suonava gratis in piazza), Joe Henderson (che suonava al conservatorio Morlacchi), Manhattan Transfer, John Scofield, ma sopratutto McCoy Tyner e Wynton Marsalis.
McCoy Tyner non riuscii a vederlo (biglietti finiti), idem per Marsalis.
Di quest’ultimo, tuttavia, mi rimane ancora impressa negli occhi una sua straordinaria performance. Infatti, per le vie di Perugia passava la Olympia Brass Band di New Orleans ed io, come un peones, la seguivo, la perdevo, la ritrovavo… così un pò a casaccio seguendo i saliscendi delle vie della città Umbra.
Ho macinato chilometri e chilometri in quei giorni.
Ad un certo punto nelle mie processioni la band si ferma sotto un albergo e la sezione fiati della street band comincia a rivolgersi verso una finestra del suddetto albergo. Eravamo non più di una ventina di persone in quel luogo (band esclusa composta da una quindicina di elementi). Non capivo bene cosa stava succedendo, vedevo, tuttavia, che il trombonista ci dava dentro come un matto: ce l’aveva con una finestra in particolare, tirava giù degli assoli pazzeschi che terminavano immancabilmente con una specie di pernacchia, e poi diceva: Cam’n, I’m here..lets do, lets do. Dopo poco si affaccia alla finestra Wynton Marsalis con la sua tromba ed un fare sornione… Ascolta per un po’ il brano e poi comincia a duettare con tutta la Brass Band. Uno strano concerto fatto di assoli, pezzi corali e sfide, durato quasi 45 minuti.
Un concerto per una cinquantina (al massimo) di persone.
In assoluto il più bello della mia vita.

Molti degli artisti per cui ero andato, non riuscii poi a vederli, causa biglietti esauriti e penuria di contanti.
Quella edizione, in verità, la ricordo con particolare gioia, sia per quello strano clima di festa che si era creato per le vie della città, sia perché ebbi modo di scoprire due gruppi molto importanti per la mia formazione musicale: I Perigeo e gli Incognito.
Oggi l’Acid Jazz è diventato un fenomeno di costume fondendosi spesso con il drum’n’bass, con l’house music, con la così detta Cocktail music, ovvero con la Lounge.
Negli anni ’70 si assisteva ai primi tentativi di Fusione di vari generi e stili diversi.
Non sono mai stato un estimatore dell’ultima Fusion, che per me ha denotato in generale una mancanza di creatività e di personalità.
E’ incredibile, al contrario, sentire quanto personalità e sopratutto quanto carattere avesse questo genere proprio al suo nascere.
Sto parlando di gruppi come la Mahavishnu Orchestra, Weather Report (per i quali non impazzisco), e di personaggi come Miles Davis, Jaco Pastorius, Frank Zappa, John Mclaughlin, Billy Cobham

Gli Incognito, ai tempi capitanati da Jean-Paul Maunick (aka Bluey – ancora oggi sul palco) e da Paul Tubbs Williams, sono un gruppo che, in questo panorama (siamo agli inizzi degli anni ’70), è stato in grado di unire le anime dell jazz con il funk e con elementi della disco.
Il risultato è stato a mio avviso straordinario.
Se gruppi come gli italiani Perigeo (da me profondamente amati) avevano condotto il loro percorso musicale attraverso una predominanza concettuale della fusione dei vari generi rock, pop ed anche folk con il jazz, gli Incognito, invece, aprivano da soli la strada verso sonorità ritmate ed estremamente raffinate che sprizzavano energia e sperimentazione ritmica e sonora senza dover ricorrere a pippe musico-mentali.
In quel clima culturale, ed ancora oggi a mio avviso, gli Incognito non sono mai stati compresi sino in fondo. Vi era, ai tempi, la convinzione che la musica (ma anche la letteratura e la cinematografia) dovesse essere astrusa per elevarsi ad un genere dignitoso (se non la capisco vuol dire che è di rilievo).
Nel loro percorso artistico gli Incognito hanno avuto una grande capacità di sperimentazione non venendo mai meno alla coerenza, alla organicità, alla grandissima capacità di strutturare armonicamente e melodicamente ed in maniera profonda i loro brani, senza che divenissero mai una accozzaglia di generi indistinti.
Diventa impossibile stare fermi quando li si ascolta.
Ad un ascolto più approfondito, poi, si possono scoprire mondi ritmici e soluzioni sonore di grande pregio.

In quella calda estate del lontano 1993, al teatro Turreno vi era una platea in piedi che li ascoltava. Due ore di concerto senza una pausa.
Venerdì scorso a Palermo è stato incredibile ritrovare inalterata la stessa energia, la stessa vitalità, la stessa bravura. Sempre due ore di concerto senza risparmiarsi.
Uno di quei gruppi che nelle performance live trovano la loro più autentica e completa dimensione artistica.

(Foto del concerto degli Incognito – Palermo 31 agosto 2007 – Enrico Spedale)

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. è un piacere leggervi, ed un piacere guardarvi.
    Bravi ragazzi!!!

  2. Per favore andate domani a piazza Magione dove, dal 5 al 9 settembre , ci sarà “Agorà contemporanea- Festival delle culture nomadi”. Domani si inizia con l’artista serbo Goran Bregovic che duetterà anche con Carmen Consoli. Ho alcuni sue pezzi che mi ha inviato da NY,con skype, un mio amico foggiano che vive e lavora a NY. Fate foto….grazie..

  3. Mi permetto di non essere d’accordo sulle “pippe musico-mentali, di quel clima culturale..”
    C’era tanta, ma proprio tanta di quella musica, di quei talenti, che potevi ascoltare quello che più ti garbava.
    Non di incomprensione, dunque, credo si possa parlare, ma di formazione musicale, gusto, di quella generazione (la mia).
    La disputa, semmai, riguardava la politicizzazione dei gruppi o l’impegno musicale. Che barba che noia! Lo so. Ma riguardava gli irriducibili della politica.
    Il Perigeo, per esempio, rientrava nella categoria gruppo innovatore impegnato (e dovevi sentire gli scazzi, con i duri e puri).
    Io sono stata a uno loro concerto negli anni 70. Strepitosi, un trionfo (anche commerciale). Eravamo allenati al buon ascolto. C’erano i “furbi” delle astrusità (per coprire poco talento), ma erano, puntualmente, sputtanati.
    I tempi di magra si sopportano grazie al fatto di poter ri/ascoltare o rivedere, rileggere, tutto quello che è stato tralasciato.
    Gli Incognito, ad esempio, li incrocio da tempo, eppure…
    sarà la volta buona per ascoltarli 😉
    E complimenti per le fotografie.
    ange

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