Educhè???

teatro-blog.jpg

Ho sempre pensato che ci sono dei posti che devono rimanere sacri, nel senso più letterale del termine, e al sicuro da qualsiasi intromissione o violazionedi sorta. Non sono religioso, ma penso alle chiese e tutti i luoghi di culto, ad esempio, al di là di qualsiasi credo: e invece, gli applausi che sempre più spesso si sentono alla fine dei funerali mi provocano più d’un conato di vomito.
Ancora, cinema e teatri. Sono uno di quelli, sicuramente paranoico, che controlla 10 volte se il telefonino è spento o, almeno zittito, prima che inizino film, concerti, messe o riti voodoo.
Ieri sera ho varcato la soglia di metà viaggio nelle sinfonie di Beethoven. In pratica, le 9 sinfonie in 5 concerti all’Auditorium. La 9° il primo, 1° e 7° il secondo, ieri sera 2° e 3°; mancano 4°, 5°, 6° e 8°, cui assisterò nel prossimo paio di mercoledì.
Fin dai tempi in cui, tenero bimbo di 10 anni, mano nella mano di sua madre, varcavo per la prima volta, un pò titubante (e anche un po’ preventivamente annoiato, ammetto) le porte del teatro Politeama, ho sempre visto i teatri come ammantati di sacralità somma. Da mediocre musicista, sarà per le luci soffuse, l’alchimia tra i musicisti, le note che ti avvolgono, ma soprattutto il silenzio, immerso nel quale goderti lo splendido viaggio. Le persone che vanno a un concerto devono goderselo, al di là dei brani che vanno a sentire, nella certezza che, se non proprio insieme a persone di uguale spessore, la loro esperienza non verrà rovinata da alcunchè. Non solo. Ma musicisti che raggiungono livelli di eccellenza dopo anni e anni di lacrime, sudore e sangue non meritano cellulari, bisbiglii, rumori di ogni genere.
E invece ne tirano su in quantità industriale.
La location, dicevamo, è quella dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Sala S. Cecilia.
1° concerto, la 9a sinfonia: il marito di una mia amica passa i primi 6 minuti di concerto a conversare via sms sul suo cellulare, per fortuna (sic!) già silenziato. Conferma ulteriore 1) della sua cafonaggine e, 2) dei danni che la paura della solitudine può provocare su una donna single alle soglie dei 36 anni (ma di questo, magari, parleremo in un altro post, eh?).
2° concerto, 1a e 7a sinfonia, raddoppiano gli accadimenti: sempre lui, stavolta, prova a leggere il giornale. Il fatto che fosse il Financial Times non ne riqualifica il comportamento, ma se conosceste il personaggio l’acido lattico fuoriuscirebbe dalle vostre articolazioni come un fiume in piena. Per fortuna, la cosa è durata 20 secondi scarsi.
Stesso concerto, una signora seduta due file più avanti alla mia non si accorge (o forse sì, ma non ne dà segno) del rumore infernale che il suo braccialetto fa, udibilissimo sopra la musica, a ogni minimo movimento del di lei braccio. Alla fine della sinfonia, prima dell’inizio dell’altra, l’ho avvertita:
Signora, le dispiacerebbe per cortesia togliere il braccialetto, che è un po’ rumoroso e dà fastidio?
Silenzio. La “signora” confabula con una sua amica, che le riporta le mie (e di altri spettatori) rimostranze. Io intanto rimanevo, devo dire, ammirato da tanta noncuranza nei miei confronti. Sempre silenziosa e non degnandomi di uno sguardo, si alza insieme con il suo gruppo, per spostarsi più vicino al palco.
Mentre mi passa di fronte, a due file di distanza, mi dice:
Perché, dava fastidio?”.
Sì, signora, parecchio!”.
Almeno, andavo a ritmo?”.
Cafona!“.
Quasi mai ho insultato così un’altra persona. Anzi, veramente sì, ma si trattava o di mio fratello (ci adoriamo, nonostante qualche estemporanea reciproca intemperanza verbale) oppure di qualche sprovveduto guidatore/trice che attentava alla mia vita.
Comunque, ci voleva tutta. La signora non ha neanche chiesto scusa, ma – bontà sua – si è spostata da qualche altra parte del teatro. Non vorrei essere nei panni dei suoi vicini, se non ha mai tolto il dannato braccialetto.
3° concerto, 2a e 3a sinfonia: il marito della mia amica stavolta è ineccepibile, ma un’altra signora, seduta vicino a me, ha pensato bene – in pieno concerto – di aprire una caramella, mangiarla, e continuare a giocare con la cartina, una di quelle che fanno rumore, come se fosse carta crespa. Incredibile. Per fortuna, colpo di tosse, frase ferma ma cortese al secondo croc, la cosa è finita lì.
No comment.
Mi sono sorpreso a pensare che se l’abbonamento che ho comprato io fosse costato, che ne so, 140 euro anziché 40, mi sarei svenato per andare, ma almeno non sarei stato circondato da feccia. Poi ho realizzato che sicuramente non sarebbe cambiato nulla, salvo rendere più amara la maggiore spesa. Desolante, n’est-ce-pas?
Proprio davanti al mio posto c’è seduta una bella ragazza mora, abbiamo cominciato a chiacchierare proprio grazie al braccialetto della signora. Adoro mischiarmi alla feccia!

  1. masetta

    Hai ragione Giò sono con te al 100%!E’ vero, la gente non ha rispetto né per gli artisti né per il resto del pubblico…molte persone lasciano i cell. accesi anche a Messa!Un paio di giorni fa sono stata ad un concerto di bossa nova all’aperto, in una villa antica, ad un certo punto da un palazzo vicino si è alzato un coretto che urlava:” sei stonatoooooo!”. Non so perché ma mi sono vergognata per loro.Come dovrebbe sentirsi un cantante, per altro bravo, in una situazione del genere???

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: