Una musica può fare…

Ieri sera, sotto una pioggia torrenziale che a tratti diventava equatoriale, si è tenuto, in occasione della Festa de L’unità, al Giardino Inglese di Palermo, il concerto di Max Gazzé, Marina Rei e Paola Turci.
Gazzé al basso, la Rei alla batteria ed infine la Turci alla chitarra.
Una jam session davvero straordinaria e della quale il sottoscritto (onestamente) è rimasto sorpreso.
Sono rimasto sorpreso perché Marina Rei, che possiede delle notevoli doti vocali, non è certo una batterista di rilevo (oddio si fosse cimentata in un minimo passaggio tom – tom- timpano, forse per paura di perdere la ritmica). Più che altro ha dimostrato di essere una buona percussionista, e nonostante questo…
Paola Turci ha una bella interpretazione vocale ed una timbrica chiara, ma alla chitarra… Eppure…
Max Gazzé è bravo, una voce peculiare, conosce bene il suo strumento (il basso), lo adopera con mestiere e con fantasia. Non ci sono se o ma.
Ultimo elemento del gruppo era un violinista che sopperiva in maniera egregia alla mancanza di assoli o di linee melodiche soliste strumentali.

Per una jam session di impatto è necessario che gli strumentisti siano di alto livello tecnico, ma che abbiano anche il necessario appeal interpretativo (ad esempio vedasi i Tesla con Five man acustical jam).
Le carenze concertistiche (dal punto di vista strumentale) della Rei e della Turci sono state davvero superate dalla capacità delle stesse di fornire una prova esaltante dei brani interpretati, creando, nella semplicità, notevoli spunti armonici tali da colorare le atmosfere sonore con una bella dose di acidità e psichedelia. E non mi riferisco allo stile ammicante (ma trito e ritrito) con cui molti artisti cercano di pompare le loro performance dal vivo ammantandole di un sapore acido anni ’70 che ricorda lo stile dei grandi californiani Captain Beyond, o intingendole nella heavy psychedelia cara ai Blue Cheer di San Francisco.
Il trio Gazzé-Rei-Turci è stato bravo: non ha voluto strafare, ha messo giù una scaletta di tutto rispetto e ben accordata nella sequenza dei brani, ha eseguito i loro pezzi adattandoli al contesto interpretativo (per batteria e chitarra son dolori) facendo dei punti deboli i loro punti di forza (la sezione ritmica batteria/chitarra non ha perso un colpo).
A volte Gazzè voleva svariare proponendo dei giri funk o rag, ma le due ragazze non hanno minimamente ceduto alle lusinghe dei colpi a levare: tiravano dritto per al loro strada fatta di 4/4 ben scanditi e proporzionati. L’effetto sonoro ne ha guadagnato notevolmente.

Un concerto in cui mi sono divertito, mi è piaciuto ascoltarli, mi hanno coinvolto ed hanno dimostrato che per fare una buona jam session ci vuole creatività artistica e non solamente tecnica.

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. fangospaziale (Enrico Spedale)

    AH…

  2. angela

    che post oh!
    che sensazione: uno-due…al tappeto 😉

  3. gionni

    Quando i tre hanno suonato a Roma li avevo persi, ma poi gli amici che invece erano andati mi avevano parlato di un concerto inaspettatamente divertente e tutto sommato coinvolgente.

    Decisamente niente a che vedere con i Captain Beyond…

  4. ego

    sei competente..ma un “ciccinino” ripieno di boria?

    cala le arie va

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: