C’è qualcuno dietro la porta… Vedi chi è…


C’è qualcuno dietro la porta! Chi!? Bussano… Vedi chi è… Sarà il solito testimone di Geova (ma oggi non è domenica) o la signora di sopra che vuole indietro la propria biancheria intima, finita, grazie al vento, sul nostro balcone.

No, è Jim Morrison, ricomparso nel palco di una recente attività onirica condizionata dai postumi di una malsana digestione (la sera, prima di coricarmi, mi devo ricordare di non pasteggiare con l’aranciata amara sulla mozzarella: mi fa sempre acido… Ih, ih, ih…).

In effetti, in questa apparizione, Jim mi rimanda a quando, con Dino (al secolo Dino Triassi, armonicista professionista di talento), suonavo il mitico pezzo di Willie Dixon. Noi due non eravamo i Doors, tutt’al più la porta minuscola della mia stanza: Chiudi la porta! Devo dormire di pomeriggio… Sono stanca. E poi… Perché non studi invece di non fare niente? (mi ripeteva a quei tempi mia madre, circa diciassette anni fa). Bei tempi ragazzi!

Non ero bello come Jim; non avevo ancora i capelli lunghi; non ero maledetto. Lo devo però riconoscere: un po’ depresso, forse… anche Dino. Noi due, infatti, stavamo sempre dietro la porta di qualcuna che, regolarmente, si rendeva oggetto di desiderio di una libido inappagata.

Mentre noi due suonavamo di fronte ad un ipotetico pubblico immaginario; lei (questa qualcuna), invece, si stava concedendo, con molta probabilità, a qualcun altro, che, nel frattempo, le faceva sentire il il proprio clarinetto.
Se dovessi trovare la registrazione della nostra versione di Backdoor Man, la metterò (lo giuro) su YouTube accanto, ovviamente, a quella dei Doors.

  1. Jim era davvero bello,sicuramente bei capelli, ma quei pantaloni di pelle, il cinturone e il torso nudo chi se li scorda. Primo poster, (attaccato in camera, dietro la porta), stracciato con violenza omicida da mio padre 😦
    Le madri (io no) dicono le stesse cose ovunque e in qualsiasi tempo

  2. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Innanzi tutto ciao angela…
    I figli hanno bisogno di evadere, ma i genitori non li capiscono quasi mai. Quando si è molto giovani, i miti musicali svolgono un ruolo quasi formativo.
    A distanza di quasi vent’anni dalla mia scoperta musicale dei Doors, riascolto con il debito distacco quei suoni, alla ricerca di emozioni fossilizzate nel ricordo.
    Dei Doors acquistai, però, soltanto i dischi, mai i poster o altri gadget, e quando andai a Parigi preferii il Louvre al Pere Lachaise. Dionisiaci va bene, ma anche apollinei… O no!?

  3. gionni

    E’ vero, anche per me sono passati esattamente 20 anni da quando, grazie a una cassetta di un cugino oggi trapiantato in Canada, scoprii l’esistenza dei Cure e del loro Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me… Per inciso, la stessa persona, 2 anni dopo, mi spalancò il fantastico mondo di Disintegration. Da allora, amore incondizionato. Fangospaziale ha ragione, c’è forse più distacco, ma anche la nostalgia di un tempo che fu.

    Confesso di non aver mai avuto poster di rockstar sulle pareti di casa mia, anche se – devo dire – qui a Roma Robert Smith e i suoi Cure campeggiano su tre foto (incorniciate e appese) che ho scattato io stesso durante il loro concerto dell’agosto 2005 al Teatro Greco di Taormina.

    Un pò perchè le foto sono comunque belle, con le colonne del teatro illuminate da questi blu, rossi, verdi e viola irreali; un pò, sicuramente, per una sorta di “idolatria” adolescenziale di ritorno.

  4. ehi ehi, idolatria è una parola forte.
    generi e generazioni diverse, evidentemente.
    la musica aveva una forte valenza sessuale e dove non esisteva ancora il video, c’era la “visione” di un poster.
    anni dopo, i doors saranno il primo gruppo d’ascolto della figlia che, sotto una pioggia battente, si recherà al Pere Lachaise, in pellegrinaggio 😉

  5. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Sì, comprendo che non è idolatria. Il problema è mio: personalmente, neanche per motivi antropologici andrei in pellegrinaggio a Santa Rosalia… Io le canne me le faccio a casa degli amici… A Parigi le ragazze…

    Parigi mon amour!

  6. E fai bene (per le canne).
    sotto la pioggia battente, dubito che possano rimanere accese 😛

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