“Agnelli” e belanti italiani con la Nuova Fiat 500

Si comprende la ragione di chi si esalta, giustamente, nell’evidenziare la motivazione che ha spinto un’azienda qual’è la Fiat a proporre la sua ultima city-car, il restyling a norma CEE della mitica Fiat 500, con uno spot rivolto ad una nuova idea di consumatore, un consumatore non più soggetto passivo delle tentazioni dell’edonismo post-reganiano, bensì cittadino consapevole della storia della propria nazione. In effetti, guardando lo spot, non si può che rimanere sorpresi e sopraffatti da un inaspettato spirito patriottico. Al termine del cortometraggio pubblicitario (corto tanto per dire) vien proprio da ringraziare il Signore per essere stati beneficiati del dono di risiedere come cittadini ufficiali nello Stivale (Bel Paese quanto lo è il formaggio).
Questa idea di utente storico, che è storia perché ne è lui stesso attore e regista nella gaberiana equazione, libertà = partecipazione, e che si aggiunge come ingrediente che forgia eticamente il singolo nell’idea stessa di comunione (in senso laico) – anche lì dove quest’ultima dovesse esigere l’estremo sacrificio (si pensi all’immagine della Fiat Croma nell’attentato di Capaci al giudice Giovanni Falcone) –, odora, per non dire puzza di ipocrita predica. Tantomeno non è possibile plaudire l’autore per l’originalità stilistica dello spot in questione: se non si parlasse di un vero proprio prodotto di consumo, se non fosse chiaro il riferimento ad una delle tante vetture proposte dal mercato, si sarebbe indotti a credere, a primo acchito, che si tratti di una Pubblicità Progresso. Inoltre nello spot, la presenza fuori campo della voce di Ricky Tognazzi, con un’impostazione ed un timbro da teatrante navigato, prepara subito il campo ad una lezione di morale un po’ buonista e un po’ paracul (bip… non si possono dire le parolacce); la scelta delle immagini tratte da Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore non può che fare gridare tombola! Ci sono tutti gli ingredienti: il bene, il male, “cosa essere… e cosa non essere”, il tempo, ecc.; manca soltanto qualche riferimento alla temporalità della condizione umana per proporsi, in tal senso, anche come spot filosofico.

Tutto questo – a modesto parere di chi scrive – sembra eccessivo per un’automobile, quasi fuori luogo. E’ Certo che la Fiat – come del resto tutte le altre case automobilistiche nel mondo – possiede troppi scheletri nell’armadio per potersi permettere simili prediche; e non ci si riferisce agli annunci pre-leghisti della Torino degli anni ‘70 – come illustrato nello spot della nuova Fiat –, a quella Torino che non affittava appartamenti ai meridionali, bensì a quegli scheletri accumulati a danno degli stessi italiani, con i contributi dei quali sono stati foraggiati i finanziamenti del Lingotto o, meglio, dei lingotti d’oro delle sue casse: in mezzo secolo di anomalo capitalismo, l’azienda torinese ha infatti ricevuto dallo Stato italiano circa 220 mila miliardi di vecchie lire. Con questi soldi l’intera nazione avrebbe potuto beneficiare di una rete ferroviaria che ci avrebbe messi anzitempo in Europa.
L’autostrada del sole – voluta probabilmente dalla famiglia dell’avvocato – è stata invece un’alternativa a quella strada ferrata che continua, oggi come ieri, a fare deragliare l’Italia verso l’Argentina. L’equzione è semplice: automobili = strade = autostrade. Se la Fiat avesse prodotto treni, la storia sarebbe stata diversa, e oggi ci si troverebbe di fronte, forse, meno caselli autostradali ma maggiori possibilità per muoversi all’interno di una nazione meno collinare e ottocentesca nella velocità.

E’ inutile dire che chi ha scritto quanto sopra continuerà a non essere un utente Fiat!

Un’opinone diversa su iGC

  1. La storia siamo noi!
    Ma dai, hai scritto un bellissimo post (bello) per una bruttissima pubblicità.
    E’ proprio brutta, io ci avrei messo, fuori campo, la voce di chiambretti all’istituto luce

  2. Pingback: Fiat 500 - dietro lo spot « Il grande CoComero

  3. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Bene, bene… Altri commenti, grazie!

  4. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Gerlando! So che sei tu! Non fare l’uomo invisibile!

    Lo so, lo so… “Essere per” in Italia significa essere veramente alternativi; invece “essere contro” significa essere qualunquisti…

    Lo so, lo so… Criticare è facile; proporre, difficilissimo…

  5. fangospaziale (Enrico Spedale)

    La mia posizione è opposta a quella di “Fiat 500 – dietro lo spot”. Gerlando è un sostenitore del fatto – e a ben ragione – che noi italiani siamo i migliori detrattori di noi stessi. “Essere per”, “essere contro” sono in riferimento a questa sua posizione. Claro!?

  6. claro grazie.
    fammici fare l’abitudine, imparerò anch’io a “leggere”

  7. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Mi auguro di non essere sembrato scontroso. Il “claro” l’ho usato a mo’ di riconferma su quanto detto… Credo che tu “legga” già benissimo…

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