Radiohead + Google = Googlhead?

radioheadgoogle.jpgLa notizia è fresca: i Radiohead hanno deciso di vendere il loro nuovo album, In Rainbows (acquistabile dal 10 di ottobre), seguendo dei criteri innovativi per il settore.
Le caratteristiche di questa operazione di marketing (nel senso tecnico del termine, lo specifico poiché vi è una certa costanza nell’attribuire a questa parola i significati più disparati e comunque sempre intrisi di implicazioni etico/morali), sono diverse, ma in particolar modo una è quella che mi ha colpito:

  • Vendita diretta dell’album sul sito web del gruppo a un prezzo che sembrerebbe deciso da ogni singolo interessato al momento dell’acquisto.

Valgono tutte le offerte, non c’è un minimo prefissato. Una volta che è stato fissato il costo, a propria totale discrezione, si riceverà un codice di attivazione che potrà essere utilizzato, come detto, a partire dal 10 ottobre, data di uscita del nuovo album.
L’operazione di e-commerce viene eseguita comunque con successo, qualsiasi cifra venga inserita.
Oltre alla possibilità, appena descritta, di acquistare In Rainbows in download digitale, è stata aggiunta l’opzione di acquisto in formato “discbox” (spedito direttamente a casa entro il 3 dicembre per 40 sterline, circa 57 euro), contenente il disco su CD e vinile, un secondo CD con brani extra, un booklet con i testi e del materiale fotografico.

Questa notizia mi ha fatto pensare a cosa ha fatto Google al momento di essere quotata in borsa.
Nel 2004, infatti, Google ha collocato in borsa le sue azioni con una formula inusuale ed innovativa: quella della così detta asta olandese (dutch auction).
Ciascun investitore interessato a sottoscrivere le dette azioni in IPO (ovvero nella Initial Public Offering), poteva inviare al proprio broker una proposta di acquisto contenente la quantita ed il prezzo, con una forchetta di prezzo (da 108 a 135 dollari) stimata dalla società, ma in alcun modo vincolante.
Il meccanismo dell’asta olandese prevede che il prezzo finale dell’offerta sia quello più elevato al quale tutte le azioni in IPO possono essere vendute (anche se i manager della società si erano riservati la possibilità di fissarlo ad un livello inferiore).
Questo metodo scelto da Google per piazzare le proprie azioni si può definire come realmente democratico, rispetto al consueto metodo di collocamento (ovvero, in Italia ad esempio, attraverso al regola dei riparti fissate in maniera dettagliata dalla Consob).
Infatti, da un lato viene affidata al mercato la fissazione del prezzo dell’offerta, dall’altro non viene fatta differenza tra investitori privati (piccoli o grandi che siano) ed investitori istituzionali (generalmente avvantaggiati).
Con questa tecnica viene meno la figura del consorzio di collocamento che generalmente trae i maggiori benefici, non vi è quota riservata agli investitori istituzionali e, quindi, manca il così detto book building.
Come è andata a finire?
Al termine dell’asta svoltasi su internet, fax e telefono e durata da venerdì 13 a mercoledì 18 agosto 2004, la forchetta è stata rivista a 85/98 dollari per azione ed il quantitativo offerto è stato ridotto da 26,7 a 19,6 milioni di titoli a causa di una adesione inferiore alle attese. Il prezzo di offerta è stato fissato il 19 agosto in 85 dollari per azione.
Lo stesso giorno il titolo ha debuttato al Nasdaq chiudendo la prima seduta di quotazioni con un rialzo del 18% a 100,3 con 22,2 milioni di titoli scambiati
Un anno dopo Google quotava intorno ai 300 dollari.

Le affinità fra le due operazioni sono evidenti… se poi andiamo a guardare la copertina di In Rainbows ed il logo di Google troveremo sicuramente ulteriori spunti…

Negli anni ’90 si usava – specialmente nel grunge, un po’ scopiazzando delle chicche degli anni ’70, inserire la così detta Ghost Song alla fine degli album, un brano che iniziava dopo una lunga pausa nell’ultima traccia.
Lo si poteva scoprire gurdando la durata delle singole canzoni a confronto della durata dell’album…. oppure dimenticandosi di spegnere il lettore cd.
All’improvviso quando meno te lo aspettavi cominicavi a sentire un brano inedito e non sospettato.
Mi piace chiudere il post con la mia ghost song: la trak list di In Rainbows:

15 STEP – BODYSNATCHERS – NUDE -WEIRD FISHES/ARPEGGI – ALL I NEED – FAUST ARP – RECKONER – HOUSE OF CARDS – JIGSAW FALLING INTO PLACE -VIDEOTAPE

E come detto se comprate il disk box trovate anche questi brani in un secondo CD:

MK 1 – DOWN IS THE NEW UP – GO SLOWLY – MK 2 – LAST FLOWERS – UP ON THE LADDER – BANGERS AND MASH – 4 MINUTE WARNING

In ultimo voglio inserire un aggiornamento del 18 ottobre 2007: queste le analisi sulla prima settimana di uscita dell’album dei Radiohead effettuate su TechCrunch (articolo segnalatomi da iomeneandrei). Nel detto articolo vengono fatte anche delle considerazioni sullo stato del mercato musicale e delle sue problematiche. Leggetelo è interessante.

Informazioni su Avv. Gerlando Gibilaro

Avvocato - esercita presso la Corte di Appello di Palermo

  1. Lo so che non ami i commenti che non aggiungono alcunché: sei bravo, tu sei bravo 😉

    L’unico vero giornalista!!

  2. Alessandro

    Quoto alla grandissima.

  3. Sei pure l’unico che si becca i commenti di gente insospettabile. Hai fatto carriera!!

  4. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Tra i miei tanti problemi mentali c’è quello con l’artimetica elementare. L’articolo è chiarissimo nonché scritto in modo magistrale. A causa di alcuni traumi infantili avuti con i professori di matematica – che sono notoriamente più ermetici di Montale e di Ungaretti -, oppongo delle resistenze nel comprendere di economia.
    Non entro nello specifico di ciò che non ho compreso, sennò mi buttate fuori dal blog.
    Comunque Gerlando, te l’ho sempre detto: fai il giornalista!

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