Taxi driver

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Il Cliente chiama, e a te tocca rispondere. Ieri mattina sono stato sù al Nord (a V., per l’esattezza) per una presentazione, quindi sveglia alle 5, doccia e rasatura, completo grigio, faccia da poker d’ordinanza e via verso Fiumicino
Una volta atterrato, ho avuto modo di sperimentare le folli tariffe dei taxi di V.: 5,12 € di scatto iniziale, un totale di 30,90 euro per l’intero tragitto, che per la cronaca non è durato più di 15 minuti. Bastardi!
Alle 13:50, il Cliente finalmente mi congeda: sono stordito dalle sue ingarbugliatissime pippe mentali e un dolore sordo e costante mi martella la testa, alle sveglie pre-alba non sono decisamente più abituato; in più, sto schiumando dalla fame. Il volo di rientro per Roma è fra meno di 2 ore, nessuna chance di mangiarsi un panino passeggiando nel centro storico di V…

La prospettiva di dare altri 30 euro a un taxista non mi esalta per niente, chiaro. Ma tant’è…
Arriva il taxi, apro lo sportello ed entro dentro, lanciando la borsa da lavoro accanto a me sul sedile posteriore; neanche il tempo di dare le istruzioni al taxista che alle orecchie mi arriva il suono inconfondibile di Ok, Computer dei Radiohead.

Sono cotto e affamato, ma chissenefòtte, facciamo un po’ di chiacchiere.

Si chiama Raffaele, ha 49 anni.
Il cd dei Radiohead glielo ha dato il figlio, lui li sta ascoltando da un paio di giorni e non si è ancora fatto un’idea precisa, anche se non ne è proprio convinto. Scaricherà il nuovo, quando gli rientra il pc dall’assistenza. Da lì, si dipana una splendida conversazione sui gruppi storici con cui è cresciuto (Who, Pink Floyd, Yes, Genesis e, soprattutto, Peter Gabriel, il suo artista preferito in assoluto).
Vengono fuori anche un paio di aneddoti di lui e Peter Gabriel, che si sarebbero incontrati mentre l’artista faceva colazione e lui, allora ragazzino, si era riuscito a intrufolare nell’albergo; pare che abbia chiesto, ed ottenuto, un autografo sulla copertina di un vinile. Addirittura sembra che PG gli abbia anche chiesto se gradiva qualcosa.
Non so se sia vero. Probabilmente no, ma in fondo poco importa.
Arrivato all’aeroporto, Raffaele ha chiesto (ed ottenuto) i suoi buoni 30 euro. Però ha parcheggiato il taxi e ha pranzato con me (panino birra e caffè doppio, molto roadie), per continuare la chiacchierata. E mi ha anche offerto il pranzo.
E a quel punto, abbiamo spaziato ai Depeche Mode, ai Muse, ai Cure. C@##o, un 49nne che conoscesse Robert Smith, e me ne parlasse come di un – testualmente – “mito”, ancora non l’avevo incontrato. Chiaramente concordo, ma è stato cionondimeno surreale.
Quando se n’è andato, sono rimasto solo ad aspettare il mio volo, ancora stanco ma finalmente sazio.

In pancia e nella testa.Godspeed, Raffaele.

  1. Mitico, complimenti sei riuscito a farti offrire il pranzo: allora hai trovato uno più fanatico di te sui Cure!
    Certo non gli hai raccontato che eri un degli esagitati fra quelli che partecipavano alle manifestazioni pro liberalizzazione delle licenze?
    No eh…
    Fantastica la frase: “ha chiesto (ed ottenuto) i suoi buoni 30 euro.” Solo perché era un fan dei Cure altrimenti calci nei denti. 😉

  2. gionni

    … e mazzate dietro le orecchie!

  3. Alessandro

    Queste sono belle cose.
    Che poi sei più soddisfatto. E sono bei momenti.

    E la faccia da poker tu, bello mio, ce l’hai, ce l’hai. Fico, te la invidio un sacco. Io non sono capace.

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