Il meraviglioso gusto del fai da te

Salve salvino, bimbi, come direbbe un famoso timorato di Dio color giallo pseudopaglierino.
Bene, oggi comincio anche io, o almeno ci provo.
E comincio con il desiderio di comunicarvi una mia recente emozione: qualche pomeriggio fa, dopo un’uscita per una radiografia alla schiena modello nonnina attempata sono tornata all’ovile e mi sono dedicata per la prima volta nella vita e sotto l’occhio vigile e indispensabile della suocera a qualcosa di estremamente piacevole: il lavoro a maglia.
Una cosa speciale per me, una cosa con la c maiuscola perché getta radici nei ricordi più lontani della mia vita, così remoti che purtroppo stenti a credere che siano esistiti per davvero. Eppure sono esistiri e lo sai, lo senti perchè ce li hai dentro e devi solo rispolverarli, anche se metti in conto che fanno sempre male. E allora ti tuffi negli strati polverosi della memoria e scortichi fino a quando ci sei, ricordi (o ti forzi a ricordare) il suono inequivocabile dello sferruzzare energico delle dita frenetiche e complici, un tutt’uno con fili di lana, colori e fantasia. Un suono che sa di mamma, sa di nonna, sa di tutte quelle persone che vorresti avere ancora con te e che sai non torneranno più, quelle persone che sapevano tenerti tra le braccia e tradivano una lucida emozione negli occhi perchè scrutavano il tuo corpicino in virtù dei punti necessari da far passare per quei magici ferri e sferruzzando con la velocità nelle dita facevano per te maglioni, ponchi e calzette con ochette, gallinelle, alci e tutti gli animali del mondo dai colori più incredibili sul dorso e sulle zampe da fare invidia a quelli scelti dalla stessa natura.

E’ per questo che ringrazio Amalia per essere giunta quel pomeriggio a casa mia con la borsa rettangolare di morbido tessuto rosso con dentro le gioie del mestiere, la ringrazio di avermi insegnato il punto diritto (ragazzi, non potete capire la confusione visiva che vi assale quando da sotto una nuvola di movimenti apparentemente sconnessi si stenta a visualizzare i tre gesti fondamentali del punto diritto, ma io, ahah, ci sono riuscita!) e continuerò a ringraziarla quando con la sua immensa pazienza (lei non lo sa ma sarà costretta ad averne parecchia sempre per quella confusione visiva di cui sopra…) mi avrà insegnato anche il punto rovescio, il punto a grana di riso e altri cento punti, perché finalmente ho capito che ho uno scopo nella vita, uno e uno solo: quello di ricoprire i miei tre bellissimi nipotini (sono di parte lo so!), che io chiamo graziosamente e anche ad onor del vero Attila, Conan e Sheena, di alci, nuvolette e stelline, topolini e serpentelli (ottimo esempio in figura di catena alimentare stile Superquark di pezza), gallinelle e ochette del color dell’oro o semplicemente di “cocò”come le chiamano loro…

ovviamente se dovessi diventare brava e ci fosse un adulto bisognoso di cocò io sono a disposizione…

serpente mangia topo

  1. Evvai!
    E’ un mondo quello dela maglia e dell’uncinetto per me assolutamente misterioso. Ricordo mia nonna che parlava amenamente mentre nelle sue mani si davano battaglia a colpi di fendenti i ferri del mestiere, come due paldini dell’Ariosto. Poi si fermava un attimo, contava non so bene che cosa, passando in rassegna un intreccio, e via verso un altro duello.
    E’ vero c’è un sapore di antico in tutto questo, ed anche qualcosa di rassicurante, è come tramandarsi i segreti attraverso una tradizione orale, è come sperare che nulla vada perso del nostro passato e conservare il sapere per il nostro futuro.
    Vabbé…
    Allora la prima richiesta eccola qui (mi ci ha fatto pensare la foto): Un boa che si è mangiato un elefante (de Saint-Exupéry docet…)

  2. E’ con immenso piacere che registro la tua richiesta con il numero 1 anche se devo metterti in guardia sui tempi previsti per la realizzazzione del lavoro: circa geologici oserei pronosticare ma va bene lo stesso spero…
    Io però sono mossa dal reale desiderio di imparare e chissà che tra un secolo e l’altro io possa accontentarti, magari prima te li preparo in versione bidimensionale perchè anche per me adesso si tratta di un mondo assolutamente misterioso (punto diritto escluso) nel quale mi sono tuffata per districare lunghissimi fili colorati da una fitta nebbia…
    bello il boa che si mangia l’elefante… (gnam gnam)

  3. masetta

    Lisa! Che bel post! Io dovrei cominciare una copertina per il mio futuro nipotino…verrò presto a casa tua con armi del mestiere e…. sfodererò il mio dritto e …senti senti addirittura il mio rovescio!!!!!
    Bacioni

  4. Merci beaucoup, ma jeunne et belle fille!
    Ti aspetto a braccia aperte, sferruzzeremo anche l’aria, tesseremo le coperte del buon umore e giocheremo a gomitolarci i gomitoli addosso, tutto ciò leggendo le istruzioni anche in lingua francese…tanto ti assicuro che quelle in italiano sono altrettanto incomprensibili.
    A bientot (e se non si scrive così pazienza).

  5. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Complimenti per il bel post!

    Al di là delle profonde riflessioni che fai sul significato quasi intimistico (senza quasi), il tema del lavoro a maglia, oggi più che mai, induce ad una riflessione su quanto sia cambiato il rapporto tra il tempo interiore del “tessere” con quello esteriore del “filare dritti” verso le mete ansiogene della propria quotidianità.

    Di nuovo brava!

  6. Grazie Enrico. Devo fare i complimenti anche a te perchè esprimi con giuste parole un concetto che condivido pienamente senza rinunciare a un pizzico di sana poesia. E credo che tutti noi sappiamo bene che la poesia in quanto tale, anche se nascosta tra poche parole, non può che risolevarci l’animo…
    La riflessione alla quale ci inviti è molto spesso ospite del mio cervello ed è innegabile che un lavoro come quello a maglia (ma per me anche lo scrivere) sia un modo per cancellare la frenesia dei nostri tempi e tutti i pensieri negativi che scaturiscono da essa e da tante alre cose.
    Detto questo mi piacerebbe comunque riuscire per davvero a fare anche un piccolo maglione, piccolo piccolo, microscopico magari perchè sai, ma non lo dire troppo in giro, ho sfilato dal ferro quello che definirei un abbozzo di maglia almeno dieci volte…

  7. Agli inizi è sempre così. Lascia andare un pò le mani a sbagliare.
    La nonna, mi insegnò con i ferri da calza, tremendi. Sottili, li perdevo. Avevo 10 anni. Il filo di lana girava intorno al collo e veniva avvolto intorno al pollice. Tutta quell’architettura mi impicciava le mani, le maglie scivolavano dal ferro. Intorno, sempre lana ondulata, tante, le volte che la disfavo.
    Un’amica di mamma, ebbe tenerezza e mi insegno, togliendomi il filo dal collo e dal dito:lo faceva scivolare tra l’anulare e il medio.
    Mi fece mettere dietro di lei “guarda” disse. Completamnte affascinata, guardavo le mani, il filo e i ferri che prendevano e lasciavano andare le maglie.
    Un dritto e un rovescio e io lì ipnotizzata.
    Poi mi passò i ferri “continua” disse.
    E andò via. Così imparai, con gli occhi.
    Sferruzzo pure io, in questi giorni, mi sto facendo un poncho nero, son tornati di moda.
    Mi piace leggere di memoria e sensibilità, grazie Lisa
    ange

  8. Grazie Lisa per aver scritto su questo “lavorare a maglia” e per quello che ha suscitato in te ed in Gerlando ed in tutti i nostri cari amici. Io non ho ricordi di nonne e di mamma che sferruzzavano o sopratutto che mi trasmettevano questo crescere del tessere e che significa, nelle sua immediatezza, che anche tu puoi creare e capire subito se un “punto” è sbagliato e sai sempre correggerlo. Nel fare un golfino per qualcuno, ad ogni punto lo pensi, lo accarezzi ed insieme accerezzi te stessa. Io imparai a lavorare a maglia da piccola perchè, nonostante fossi sempre in movimento, mi sembrava immenso l’amore che ricevevo da Giuseppina e da una ragazza (vicina di casa) quando mi facevano sedere vicino a loro ed io immobile osservavo attenta ,come un adulto. Tra me e loro ,oltre al filo di lana, vi era un filo d’amore e rispetto ibdimenticabile.
    Ed ora una cosa pratica: domani ricominciavo a lavorare , sopartutto per quei piccoli diavoli bellissimi dei “nostri “nipotini”.
    Grazie sopratutto da parte mia
    amalia

  9. gionni

    Mentre leggevo mi sono sentito trasportare indietro nel tempo… non a una data ben definita, ma a tutta una giovinezza fatta di pranzi a casa della nonna materna, almeno 2 o 3 volte a settimana.
    Mi ricordo che, dopo pranzo, quasi come fosse un rito, ci si spostava tutti in soggiorno, uno dei più belli, luminosi e accoglienti che abbia mai vissuto, e lì, seduti o il più dele volte stravaccati su poltrone e divani (case d’altri tempi, si stava seduti comodi in 12!!!) qualcuno sonnecchiava, qualcun altro leggeva il giornale, cullati dalle chiacchiere (gossip ma anche cronaca) e dall’imancabile sferruzzare di mia nonna.
    Per fortuna sferruzza ancora, e anche se posso godermi lo spettacolo solo durante le sporadiche puntate palermitane, è questa l’immagine di lei, e della sua casa, che serbo con infinito affetto nel mio cuore.

  10. Grazie Angela per i consigli e grazie a tutti per aver condiviso i vostri ricordi. E’ bello scoprire che ognuno di noi ha emozioni legate al “misterioso mondo del lavoro a maglia” e la sensazione che mi avvolge leggendo le vostre parole è quella indefinibile di un passato fatto non solo di fili di lana ondulata, strana architettura che si impiglia tra le dita che altro non è che un fascio di movimenti rapidi e decisi da registrare nella giusta sequenza, ma anche di rapporti reciproci intessuti con un tipo di filo forse più resistente fatto d’amore e rispetto o di magici pranzi e soggiorni e divani immersi nella tiepida luce del primo pomeriggio.
    E’ strano ed è anche bello e sa di una vita vissuta mille volte in tempi e luoghi diversi, con atmosfere e luci e ricordi diversi ma che in fondo potrebbero essere fusi in uno solo. Che sia davvero magico e misterioso il mondo del lavoro a maglia?

  11. Alessandro

    Fermi lì!

    Vuoi vedere che mi sono avidamente letto tutta la storia dei lavori a maglia e non mi sono suicidato. Minkia anzi mi è piaciuto…
    Più che “spuntare” direi che i ricordi mi sono stati “estorti”.

    Lisa ti faccio i miei complimenti. Una lettura che ti “costringe” a tirare fuori qualcosa non è roba da poco.

    Vabbè poi se consideriamo che il tema erano i “ferri”…vabbè allora è proprio roba grossa.

    Mia nonna una volta mi ha fatto un maglione grigio/beigiolino che era fichissimo…

    “Il colore Beige è una sfumatura, tendente al giallo, del colore grigio” (fonte Wikipedia”).

  12. Ciao Alessandro, sono davvero lusingata per i tuoi complimenti (per chi ama scrivere non sono affatto da poco!) e sono felice che ti sia appassionato alle puntate dello scen(m)eggiato “Il misterioso mondo del lavoro a maglia” edito per la prima volta in forma pilota su questo blog. Andrà avanti o stiamo snocciolando i segreti dell’ultima puntata?
    Confesso che mi è sembrato di essere un pò Pacho e un pò Chico che corrugavano a turno la fronte nell’esasperato interrogativo: “ce la farà mai a confezionare un micragnoso minuscolo maglioncino?”, ma tutto questo avveniva nella mia testolina.
    Ti ringrazio perchè mi sono dvertita molto nel leggere il tuo commento. In realtà sto ancora ridendo…ma rido un pò meno quando penso che a 10 anni indossavo un poncho (fatto da mia madre) azzurro mare con le ochette gialle e rosse. Anche “lui” era fichissimo ma chissà dove è adesso…

  13. valeriacristina

    Se chiudo gli occhi potrei rivedere la scena: la nonna materna che tenta di insegnarmi a lavorare maglia, io che per poco non mi buco un dito. Neanche ora riesco a lavorare a maglia, ho rpovato a farmi una coperta all’uncinetto, dopo un primo momento di grande fervore, ho passato la palla a mia madre … così riuscirò ad avere la copertina che ho perduto. Mia nonna ne aveva fatta una che non riesco più a trovare, ma che nella mia mente è più viva che mai, e che profuma ancora di garofani, canfora, e di un profumo borotalcoso di cui non mi ricordo il nome …

  14. valeriacristina

    Lisa, mi sono decisa! Perché non mettiamo su un club della maglia con appuntamento quindicinnale? Dovrai rinfrescarmi un poco di cose … ma confido di riuscire meglio che nel disegno … ;¬)

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