Compagni di merenda

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La cosa delle brioscine è che devono essere morbide. Molto morbide.

E che non se ne trovano più tanto spesso di morbide. Poi hai voglia a dare del barbaro ai tizi del continente se manco gli facciamo trovare delle brioscine molto morbide.

Comunque, la brioscina ha svolto nella mia vita un ruolo determinante, da contapassi di fancazzismo.

La mattina furibondo citofono perchè io dormo e il citofono è lontano. È l’uomo delle brioscine come ogni mattina. È un tizio che ogni mattina porte delle brioscine e necessario condimento, Kinder quando va di lusso. A questo tale sono legato da roba importante. Un compagno di merenda. Io faccio il the e ci facciamo fuori tutte le brioscine e i Kinder, quanti sono sono.

Alle sei c’è un altro tale che però viene a mani vuote perchè è scroccone. Però ci penso io e compro le brioscine, e i Kinder. Faccio il the ed alle sei e mezzo, quando va di lusso, c’è Ken Shiro, quello di Okuto. Comunque il tipo è simpatico e ci facciamo fuori tutto con un litro di the al limone.

La notte si fa merenda in inverno che a casa mia fa un botto di freddo e il the riscalda. In qualche maniera viene fuori qualche avanzo di brioscina e cioccolato vario. Questa merenda me la faccio da solo e ogni tanto con un altra tizia, pure compagna di merenda. A volte con altre persone più che altro di malaffare, però in questo caso le brioscine restano anche per dopo.

È un rituale come un altro che scandisce il tempo e io mi ci sono affezionato. Comunque adesso ne faccio meno di merende.

  1. “La cosa delle brioscine è che devono essere morbide.”
    E’ un incipit da romanzo.
    Belli i pomeriggi di inverno: té, brioscine, “grafica d’altri tempi” e fuori una pioggia sottile che accompagna futuri sensi di colpa.
    E qui mi fermo perché altrimenti mi scende una lacrima…

  2. E pure i barbari del continente, ci stanno bene in un romanzo.
    Posso assicurare, però, che anche da noi (in terraferma) le brioscine sono morbidissime, alle 6 della mattina, come alle 2 della notte.
    Con la nutella, o la chantilly, dal bar Pace 😉

  3. “È un rituale come un altro che scandisce il tempo e io mi ci sono affezionato.”
    E’ un epilogo da racconto.
    A casa mia la brioscina era al più con la maionese, ma sempre sul salato. La notte abbiamo sempre avuto abitudini sane (si dormiva come i pazzi). Per lungo tempo io e mio fratello ci siamo alzati dal letto alle 23 (andavamo a letto presto) per iniziare un rituale che chiamavamo “unpocodi”.
    Andavamo davanti al frigorifero, stavamo in piedi davanti con il portellone aperto per minuti, e mangiavamo “unpocodi” prosciutto, “unpocodi” primosale, “unpocodi” di maionese dal tubetto, “unpocodi” … Una vera porcheria, piena di complicità, e si tornava a letto contenti.
    Non si capisce come, ma non abbiamo mai causato problemi batterici ad alcun ospite della casa.
    Il divertimento era anche inventarsi dei nomi, ed “unpocodi” ci faceva divertire solo a pronunciarlo.

    Mi fermo anche io

  4. gionni

    A casa mia le brioscine venivano per lo più servite dolci, quindi farcite di nutella oppure di barrette di cioccolato.
    Da piccolo ingenuo che ero, pensavo bastasse una qualsiasi semplice barretta di cioccolato, ma poi scoprii che le vette di godimento che si raggiungevano, se la tavoletta era piena di roba croccante, erano veramente indescrivibili.
    A quel punto, In una specie di gara con me stesso, una volta ci ho pure messo dentro un Kit-kat…
    O i cioccolatini della Lindt, quelli sferici, che bisogna spingere dentro alla morbidezza della brioscina, senza tagliarla…
    Oggi che vivo a Roma, le brioscine le mangio solo se me le porto su da Palermo, e a qual punto scatta la corsa al supremercato per il cioccolato.

  5. lisa

    Io avverto “unpocodi” sana invidia per le soste notturne davanti al magico elettrodomestico e le merende sotto la luce della luna semplicemente perché la cosa sa maledettamente di vita, e io queste cose non le ho mai fatte nè da sola nè in compagnia e avverto anche un altro pò della stessa per la megafortuna che ha sempre protetto i vostri denti…
    Si, quintali di invidia in realtà ma so che mi rifarò tuffando i miei denti bastardi (gli stessi che non hanno mai osato addentare un kinder alle tre del mattino) su quei morbidissimi cuscinetti che sanno, odorano e palpitano di brioscina (o brioscia con 3 b, 2 r e un sostare pesante del suono sulla “scia” che sa più di noi), conditi con roba salata o dolce, non importa perchè nello stesso istante in cui lo faccio è il mio stesso desiderio che si trasforma in un vero e proprio rituale.
    santa brioscina…(per me quella con prosciutto e fontina preparata dalla nonna)

  6. A questo punto, i barbari continentali chiedono delucidazioni sulle “brioscine”, perchè qui le intendiamo come diminutivo di brioche… dolci, dunque.

  7. In genere sono equivalenti (briosche o meglio “brioscia” con gelato etc…); tuttavia per una lettura ermeneuticamente corretta e sopratutto gastronomicamente e regionalmente orientata, per briosche si intende un tipico piatto “salato” Palermitano (condito con besciamella, piselli, prosciutto… è autorevolmente citata nel Gattopardo di Tommasi di Lampedusa); invece per brioscina si intende una piccola briosche vuota da accoppiare con il dolce (generalmente gelato) o con il salato.
    Almeno credo che sia così…

  8. Già già, così pare anche a me…

  9. Grazie, anche per la citazione letteraria.
    Pare che qui vengano chiamate (le brioscine salate) con un generico “panini a qualcosa” (burro, latte).

  10. gionni

    Un pò di puntualizzazioni…
    A Milano la brioche è il cornetto, qui a Roma per avere una brioche devi chiedere un panino al latte.
    E comunque, nella Palermo bene va per la maggiore anche la pronuncia “broscia”, senza la prima “i”!

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