La finestra sul cortile

Non è un cortile, è il mio giardino.
Visto dall’alto, dalla finestra, pensi che sia un cortile, perché si affaccia un altro edificio, costruito all’inizio del secolo scorso da un architetto famoso. E’ sotto la tutela della Sovrintendenza, per la sua bella facciata in pietra e per le bifore e trifore del finto veneziano.

La facciata brutta la sbatte sul mio giardino.
Gli è dovuto: luce e veduta.
Del mio giardino.
Gli abitanti li osservo, dal mio studio.
Due piani, su ognuno due famiglie.
Al primo una signora di quasi settant’anni, vive sola. Deve aver litigato con l’unico figlio, perché non viene più a trovarla. E’ una “ragazza madre”.
Accanto ci sta una famiglia con due ragazzi e un cane.
La figlia è grassa e parla in italiano, con il cane.

Il secondo piano è abitato dai proprietari, un lato dai genitori, l’altro dal figlio.
Non ha neppure trent’anni il ragazzo e sua moglie è ancora più giovane. Hanno un bambino. Un gatto nero. Quattro voliere sempre occupate. Un benefattore, curerà uccelli feriti, e poi li lascerà volare via.
In quelle gabbie vanno e vengono uccelli, regolarmente.
Sul lastrico solare, raggiungibile solo da una scaletta, hanno portato dei vasi, grandi, di plastica, coperti con delle ceratine trasparenti.
Cosa ci coltivano o ci allevano è nella fantasia di chi vede.
Su una parete ha un bersaglio, per il tiro a segno. L’ho scoperto, per caso, una sera che tirava a piombini contro un vaso del mio giardino.
Nel tempo libero il ragazzo fa il cacciatore.
Ascolta la disco dance e la musica napoletana.
Ama molto la sua giovane signora, e le urla strane parole. Sono insulti.
Ma lei è contenta, perchè arriva in accappatoio sulla veranda. Anche lui arriva in accappatoio.
Io allora accendo la luce, anche se è ancora giorno e abbasso la tapparella della mia finestra sul mio cortile.
Che poi, non è un cortile.
E’ il mio giardino.
tramonto.jpg

Nota. La scelta dell’argomento è puramente casuale. La foto è stata fatta con il mio telefonino. Guardando a sud.

  1. fangospaziale (Enrico Spedale)

    La finestra sul cortile mi ricorda, oltre al celeberrimo film, alcuni quadri di Edward Hopper.
    Vedere gli altri esseri umani, ci pone, secondo me, su un piano trascendente rispetto alla realtà. Per un momento, attraverso gli altri, vediamo chi siamo o chi saremmo – seguendo una logica alla Sliding Doors – potuti essere. E’ come usufruire di una vista impersonale per cogliere sé stessi da un’altra prospettiva.
    Hopper utilizzava questa angolatura prospettica di rappresentazione per far parlare il silenzio che sottende l’apparente rumore senza senso della quotidianità: ma il tuo “giardino” è l’universo!

    Brava Angela, complimenti per il bellissimo post e benvenuta in questo campo di cocomeri. 🙂

  2. Angela, sei andata a “tema” 😉

    Ieri grande giornata qui tra i campi, ed anche il tuo post è stato una bella evasione.
    Lo considero il “capitolo 1”. Cosa succede dopo che accendi la luce, “anche se è ancora giorno” e abbassi la tapparella della tua finestra sul tuo cortile?

    Un piacere averti tra noi.

  3. Enrico, grazie.
    Andrea, sono io che ringrazio il mio ospite e i “campesinos”.
    In qualche modo bisognava pure iniziare 🙂

  4. Alessandro

    Che finestre grandi che ha quel palazzo…

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