Un giorno, per caso

Avrei dovuto capirlo dai segnali. Minimi, quasi insignificanti. Eppure presenti. La giornata che sembra iniziare come tutte le altre, e invece no.
Un istante, come sempre pochi secondi prima che suoni la sveglia, e con un unico movimento fluido scosto il piumone e salto giù dal letto.
Nell’aria, e sulla mia pelle, come una presenza ectoplasmica, una strana elettricità. Ma ancora non mi accorgo di niente. Come potrei?

Entro in bagno, pipì e comincio a radermi. La radio, come sempre, è su Virgin. Penso ai vicini che si svegliano con un rock d’annata (I Queen di We are the champions), forse dovrei abbassarlo di una punta il volume, ma chissenefrega, è mercoledì, sono le 7e10 e se non la sento così non c’è verso di svegliarmi per benino. Tra l’altro, non è proprio consigliabile radersi faccia e testa se quel cavolo di rasoio non lo maneggi come d’Artagnan la sua spada.

Tra la barba e la doccia, una sequenza di canzoni che non ricordo più, ma ancora i segnali: il rasoio corre via che è una meraviglia, rapido e preciso; l’acqua della doccia è subito alla giusta temperatura, calda e accogliente; quando esco, l’accappatoio è tiepido perchè inconsciamente mi sono ricordato di piazzarlo bene sul termosifone.
Vedete? Tutti segnali

E ancora: la camicia nuova che calza come un guanto; il nodo della cravatta che riesce alla perfezione e, soprattutto, al primo colpo; un pò di sano regime alimentare che finalmente sta pagando, cavolo che figurino. Poi in cucina per la colazione: lattennesquìk e marmellata alla ciliegia per le fette biscottate sono giuste giuste per quella di oggi, spalmo/verso e barattolo e bottiglia finiscono dritte dritte nella pattumiera, ne caccio due nuovi in frigo.
Masticando una fetta biscottata, entro in soggiorno e accendo la radio, anzi no, magari metto su il cd di Peter Cincotti e ascolto quella canzone che mi mette di buon umore, ma sì và, però intanto le dita si stanno già muovendo alla cieca su amplificatore e radio, ormai è fatta, giusto il tempo di accorgersi che è troppo tardi ma sorpresa!, la canzone me la trovo davanti e intorno, ne ho forse perse soltanto le prime due note.

Quante volte vi è capitato? State pensando a una canzone, una su mille miliardi di canzoni,  e proprio quella vi assale e vi investe, come piovuta dal cielo, scivolata da un’auto che vi passa accanto, dalla radio che avete appena acceso, da un negozio davanti a cui camminate. Bello, ti lascia una sensazione di invincibilità, in fondo hai appena scoperto che i tuoi poteri mutanti comandano le onde radio!

A questo punto sono folgorato come san Paolo, la verità finalmente mi appare, esplosiva e lampante in tutta la sua evidenza. La giornata sa di particolare, speciale, di quelle che non sai cosa succederà e che fino a mezzanotte in teoria le porte dell’impossibile, del miracoloso, dell’assurdo, sono lì pronte perchè tu le varchi. Ora sono le 9e04, ancora 5/10 minuti e questo post sarà pubblico: il seguito, se mai ce ne sarà uno, ve lo racconto un’altra volta.

Peter Cincotti è un giovane newyorkese di 24 anni; questa canzone è tratta dal suo ultimo disco, East of Angel Town. Nei primi due, Peter Cincotti e On the Moon , c’erano tante cover, reinterpretate alla luce di una cifra stilistica jazz, ma indubbiamente fresca, e piacevolissima. Questo terzo cd ha solo canzoni originali, e forse suona un pò più pop, ma si sentono anche influenze fusion, rock, reggae e rinascimentali (!!!). Non è male, per chi ama il genere. E penso possa funzionare alla grande come colonna sonora di una cena tete-a-tete con una persona che vi piace.

La canzone parla dell’addio, della crescita, del passaggio, di fasi della vita che si chiudono per sempre per lasciare il posto a quelle nuove. Anche il video mi mette di buon umore, con questi flashback di vecchi filmati familiari. Insomma, tutta una serie di cose che me la fanno piacere ; Peter Cincotti, poi, mi fa istintivamente simpatia, sarà forse il piano o la vaga somiglianza con Ibra. La parte Musikanten finisce qui… 🙂

Mentre venivo qui in ufficio, ho avuto l’ulteriore conferma: pochissime macchine, aria fresca e frizzante, tutti i semafori verdi, la moto che sembrava stranamente leggerissima. Da qui a qualche minuto, sarò nell’imprevedibile. Come dice Ratman, fletto i muscoli e sono nel vuoto. 

Buona giornata anche a voi.

  1. WOW.
    Me lo sono letto d’un fiato.
    Generalmente sono lungo nei commenti, ma oggi solo wow.

    Sono rimasto anche curioso del prosieguo… (ogni donna ha il suo piccolo segreto, come diceva mia zia Ferdinando -sempre Ratman)

    P.S.”una presenza ectoplasmica”: era mica la casa delle Libertà che vagava per le case di Roma?

    Wow

  2. Nelle stanze segrete di questo blog, c’è chi tesse trame, chi fa progetti e stila classifiche segrete di gradimento: ” … gionni è proprio fantastico …, non come …”

  3. Che buon’aria questa mattina nel campo.
    Per ora, scrivo il mio ennesimo commento (l’angela che riempe sempre il sito di commenti) ripeto goodbye (scarsa conoscenza dell’inglese) e mi chiedo se quelle maglie sui ferri di Lisa non siano poche per un berrettino…
    Ci sta tanto sole, oggi
    Buona giornata
    angela

  4. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Un post perfetto!

    Gionni, giocati i numeri di oggi – 28 11 7 – e le relative combinazioni.

  5. valeriacristina

    Grazie, perché leggendo ho avuto anch’io una mattina stupenda. Grazie per avermi fatto scoprire Peter Cincotti.

  6. gionni

    Da qualche giorno PC è diventata la colonna sonora delle mie giornate lavorative: abbastanza easy listening da non disturbare l’attività, ma comunque presente quel tanto che basta per metterti di buon umore.
    Sto cercando di scoprire se e quando verrà in Italia per qualche concerto.

  7. Pingback: Peter Cincotti - Roma, 5 aprile 2008 « Il grande CoComero

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