La ranocchia violinista …

Come inizia una storia a lieto fine? Con un c’era una volta …
In realtà non è dato da sapere se una volta c’era una ranocchia, ma è ben visibile, adesso, in fondo all’angolo sinistro del foglio. E’ una piccola ranocchia verde con l’occhietto un poco lucido, ed il labbro tremolante, non proprio vogliosa di accorgersi del mondo che la circonda. Le zampine dietro la schiena stringono il suo sogno, piccolo, delicato, improbabile, ma che crea molte emozioni in lei, … amorevolezza, calore, delusione, tristezza.
Tira un poco su con il naso, china la testa pensierosa, sposta le zampine davanti a sé e le guarda: un piccolo violino e il suo archetto le ricambiano lo sguardo. Anche loro sono un poco tristi … il violino abbozza un sorriso, l’archetto si agita, ma la ranocchia rimane con il capo chino ed una lacrima scivola dal suo musetto su una corda del violino, Reee, su un’altra corda, Laaa, e finisce dentro un narciso a trombetta, che si sveglia e guarda all’insù.
Un’altra lacrima fa lo stesso percorso, e poi un’altra ed un’altra, fino a riempire il calice del fiore, che si scrolla e magia!!!!!! … ReeRee-SiiDo-Si-La-SolMiiSoool … una musica riempie l’aria. Il narciso rimane un poco perplesso, poi si stiracchia, si scrolla ben bene e si riaddormenta.
La ranocchietta, incespicando nelle foglie delle ninfee galleggianti, rischiando di far fare un bagno fuori programma al violino e trascinandosi dietro le alghe impigliatesi nell’archetto, inizia ad avanzare verso il centro del foglio e uno specchio d’acqua inizia a disegnarsi. I pesciolini giocano a rincorrersi tra l’arco ed i suoi crini e un granchietto sta approfittando di un passaggio insperato. Nell’angolo opposto del foglio un’edera rampicante guarda la scena … sta perdendo un poco di foglie che volteggiano fino ad un roccia nuda, grigia con venature verdastre, che diventa un morbido letto verde … una lucertola non ci pensa due volte e vi si stende sopra per prendere gli ultimi raggi di sole prima del tramonto. Anche gli altri angoli si animano mostrando schiere di narcisi a trombetta intervallati da grandi margherite che cercano di fargli ombra, … si alza il vento e il trambusto degli steli che cozzano ricorda un duello di spade … chi vincerà?
La ranocchietta si siede su una grande foglia, poggia il violino accanto a sé e continua a oscillare l’archetto nello stagno che riempie ormai quasi tutto il foglio. L’acqua prende vita e piccoli cerchi si espandono, diventano sempre più grandi incontrando nel loro cammino altre foglie, se ne creano sempre di nuovi e la superficie dello stagno inizia una strana danza. I pesci ne sono entusiasti e cominciano a saltare attraverso i cerchi, un triplo salto mortale a destra, un incrocio al volo tra due pesci a sinistra, il rumore sveglia il narciso che guarda incuriosito. Girando lo sguardo si accorge di una piccola macchia bianca con strani segni neri sopra adagiata accanto a lui. Non ha idea di cosa sia … non rimane che svegliare la civetta sopra l’albero. Una lacrima è rimasta intrappolata tra le pieghe del calice del narciso, che si contrae tutto, piega lo stelo, si dà una bella spinta e lancia la goccia sul becco della civetta. Un’occhio si apre, poi l’altro, un’ala si allunga, e la civetta guarda verso il punto da cui è arrivata la sua sveglia. Un narciso che fa le contorsioni non lo aveva mai visto, … un narciso a forma di freccia certamente mai, ma davanti a quel essere buffo cosa c’è? Una piccola partitura musicale, la civetta non ha dubbi, ma cosa mai ci farà uno spartito al limite di uno stagno?
La ranocchia tira su con il nasino, guarda il violino, questi le sorride, lei ricambia e lo imbraccia, … l’archetto inizia a scalpitare: adesso non ci sono più cerchi in acqua ma piccoli vortici, i pesciolini sono scappati per la paura ed il granchietto ha mollato la presa prima di vomitare tutto il pranzo.
Uscendo dall’acqua l’archetto è irriconoscibile, tutto arruffato, con le alghe impigliate di qua e di la, un bello scossone e esseri filiformi di colore verde iniziano a volteggiare cadendo nei punti più disparati dello specchio d’acqua, riiniziando un gioco di cerchi che si inseguono, si incontrano, si annullano.
La ranocchietta poggia l’archetto sulle corde e inizia a produrre suoni, poggia le sue piccole dita sulla tastiera del violino e una melodia si libera nell’aria. La civetta raggiunge il narciso, inforca gli occhialoni e guarda con attenzione il foglio. Eh sì, non c’è che dire è proprio uno spartito, l’avrà perso la piccola violinista. Portarglielo sulla grande foglia al centro dello stagno non è un problema, ma evitare che finisca in acqua sì.
Nello specchio d’acqua un poco a sinistra in alto, c’è un lembo di terra emerso su cui ha trovato dimora una felce la cui età nessuno conosce. Per mantenersi apparentemente giovane, esegue ogni tanto una specie di … come chiamarla, potatura, no sfrondamento, lasciando in bella vista solo le foglie più nuove e annegando letteralmente quelle vecchie. Casualità vuole che sia esattamente il momento del ringiovanimento, la civetta spicca il volo e raggiunge la felce. La pianta non è molto contenta dell’idea, si preoccupa che tutti i fiori dello specchio d’acqua capiscano cosa faccia delle foglie, la civetta le promette che non si vedranno perché nascoste dallo spartito. Solo a quel sostantivo la felce si rende conto che nel centro c’è una ranocchia che suona un violino … perché mai si sarà fermata? Ha perso lo spartito, non si ricorda più bene la partitura e non lo vede da nessuna parte.
Un pensiero attraversa la mente della civetta … la musica è stata certamente pensata per la felce, per festeggiare la sua giovinezza … questo fa completamente capitolare la pianta che comincia a riempire la schiena della civetta di foglie. Avendone raccolto a sufficienza l’uccello riprende il volo e arrivando in prossimità della ranocchia si scrolla facendo cadere il suo carico sulla foglia grande, poi con un movimento lento e costante delle ali increspa la superficie dell’acqua e una ninfea veleggia verso la foglia grande. La civetta la solleva con il becco e la poggia in un angolo. Una foglia alla volta viene adagiata a ridosso del fiore, fino a fare un piccola siepe. Un attimo per prendere la partitura lasciata accanto al narciso ed eccola davanti all’incredula ranocchia.
L’edera ha smesso di perdere le foglie e sta aspettando, la lucertola ha incrociato le zampine sotto la testa, con accanto una foglia a forma di coppa piena di gocce di rugiada, ed un piccolo pasticcio di zanzarine da piluccare durante il concerto. Le margherite hanno abbracciato i narcisi e sono tutti rivolti verso il centro dello specchio d’acqua, il narciso solitario ha la palpebra un poco calante … ma lui si sa che dormirà profondamente, si spera solo non russi, ed il sole ha deciso di rallentare la sua corsa verso l’altra parte del mondo.
La ranocchia è un poco turbata … troppo pubblico, ed è certa di sbagliare nell’esecuzione, la civetta cerca di incoraggiarla raccontandole come tutto lo specchio d’acqua abbia partecipato alla ricerca della partitura perduta, dell’allestimento di quel inconsueto leggio per potervela poggiare e che nessuno si aspetta da lei quello che non sa fare. Desiderano solo poter risentire le note uscite magicamente dal violino un attimo prima quando lei, ignara di avere un pubblico, era conscia solo di sé e del suo strumento.
E senza che lei se ne renda conto, ha rimesso in posizione lo strumento e ha iniziato a suonare sbirciando ogni tanto lo spartito … solo per non fare un qualche errore.

  1. Forse la ranocchia non sa ancora quando dovrà riprendere il violino fra le zampette, sarà dicembre o gennaio… non lo sa e questo forse la tormenta. Ma la ranocchia sa anche, e se non lo sa lo ha forse solo dimenticato, che è un animale coraggioso che sa e vuole mettersi alla prova e sa anche che se si ferma a riflettere e a cogliere il suono dei propri desideri la cosa forse potrebbe acquistare un gusto piacevole se si pensa che il violino le piace. Le piace tenerlo tra le zampette, prova una bella emozione perchè ha capito che lo riconoscerebbe tra mille, le piace stuzzicare le corde e sfidare le dita a rincorrersi in quel ponte stretto e delineato in tutta la sua lunghezza da fili metallici che pizzica ed essi vibrano all’infinito e le ricordano che ogni desiderio è dentro la sua mente, in ogni lacrima che si affaccia sull’orlo delle ciglia.
    Sarà dicembre, sarà gennaio o il tempo che verrà, la ranocchia non si deve perdere d’animo perchè il tempo potrebbe essere solo suo alleato se solo ricordasse quanto è bello poter dare spazio ai propri sogni. E se posando l’archetto sulle corde chiudesse gli occhi e si lasciasse trasportare solo dalla musica, dalla sua bellezza, magari ancora acerba, ma sempre desiderabile perchè ogni passo che si fa verso i propri sogni lo si fa solo verso le cose migliori.

    E adesso penso che alla ranocchia sia venuto il diabete…

  2. valeriacristina

    mah no, che dici! Le ranocchie sono animali terribilmente sentimentali … e comunque se guardi un poco più a sinistra, sul lembo di terra troverai una felce con il fazzoletto fatto di piume di pavone che si asciuga le lacrime per le tue bellissime parole, anche se non sono dirette a lei.

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