Creatività allo stato puro

Il montaggio è una cosa davvero interessante, é creatività allo stato puro, qualcosa che permette non solo di mettere in pratica nuove tecniche di lavoro ma che mette alla prova la propria fantasia. Ed è un lavoro complesso poichè la base per un buon risultato, almeno dal punto di vista visivo, è la qualità delle riprese e delle immagini. E per qualità non intendo solo riprese ferme e ben fatte (che non sempre riesce) ma anche ben strutturate. Ci sono diversi modi per impostare il lavoro, il mio è quello di filmare tutto, nei limiti della resistenza mia e della batteria, e poi, dopo una analisi attenta di tutte le parti dei filmati aspettare che spuntino i primi accenni del tipo di struttura narrativa che si vuole dare alla storia. Ed è qui che comincio timidamente a prendere confidenza con i luoghi, gli oggetti, le persone, i loro volti, le parole dette e la loro gestualità. E a volte quando le idee stentano a formarsi nella giusta sequenza è come avere la famosa pagina bianca davanti agli occhi e il cervello azzerato. Cosa che mi è accaduta.
In questo periodo mi sto dedicando alla creazione di un documentario sul restauro di strumenti scientifici di età compresa tra l’800 e il ‘900. Appartengono in buona parte al liceo scientico Cannizzaro di Palermo, l’istituto per il quale sto facendo il lavoro. Gli strumenti sono davvero belli e meritano di essere riscoperti e restaurati. Sono andata al Cannizzaro, armata di videocamera e macchina fotografica e ho cominciato, con le due bellezze al collo, a riprendere e a fotografare. Tutto, perchè tutto può servire.
All’inizio mi guardavano tutti un pò in tralice e ho scoperto anche il perchè. Giustificati anche da parte mia: nessuno li aveva avvertiti della presenza di un occhio esterno che avrebbe ripreso ogni loro singolo respiro. Quando entravo nelle aule per riprenderli loro non fissavano male tanto me ma Pilda o Polda, chiamiamole così ( ma anche Cip e Ciop se preferite). Poi per fortuna si sono abituati non tanto alla mia presenza, in quanto essere respirante, ma alla presenza di P&P. E infine, cosa gratificante oltremodo, si sono anche accorti che non solo ero un’asta reggi-oggetti ma anche una persona. E io allora per supportare le loro recenti scoperte ho cominciato a parlare.
E da qui è nata una sorta di comunicazione e la cosa è stata pure divertente, come è stato bello riprendere le loro emozioni e la loro soddisfazione quando collaudavano uno strumento o nel riportarlo all’antica gloria.  Il laboratorio si è svolto nella sede del Cannizzaro e vi hanno partecipato non solo i professori e gli alunni dello stesso ma anche docenti e alunni provenienti da altri istituti. Ho rivisto queste persone migliaia di volte, ho sentito quello che dicevano e, dopo che lo dicevano in mia presenza, candidi in faccia mi domandavano: “ma c’è anche l’audio?” e io me la giocavo tutta sulla suspence e dopo averla tirata per le lunghe rispondevo: “si, c’è ma potrei pensare di toglierlo, a meno che…” e li le mie tasche si sono un pò riempite, ma torniamo a noi… dico solo la cosa più vera di tutte: mi sono divertita, non solo nel riprendere ma soprattutto nel montare brani dello loro vita:  loro sono stati con me per tutto questo tempo e hanno diviso con me, loro malgrado, ogni più intima espressione del viso ed ogni singola parola ed è per questo che quando li rivedrò sarà strano,  sarà come rivedere un film appena interrotto.

Un’ultima cosa: vi consiglio di andare a vedere la mostra di questi strumenti che saranno esposti nella sede del Cannizzaro (via Generale Arimondi, 14)  il 14 e il 15 dicembre (poi vi farò sapere gli orari), meritano davvero.

  1. E’ d’obbligo darvi una spiegazione. Non è normale che venga in mente di dare un nome ad una fotocamera e ad una telecamera, ma ci può stare. E’ più strano chiamarle Pilda e Polda! E’ colpa mia.
    Tanti anni fa, mio fratello ha fatto un bel corso di equitazione. I cavalli erano molto belli, ma le star erano due fratelli, due pony giganti (non è un ossimoro) chiazzati bianchi e marroni: Pildo e Poldo!!!
    Da allora io non dico più Gianni e Pinotto, Cric e Croc, etc.; io dico “Pildo e Poldo” ed ho trasmesso il tormentone alla povera Annalisa.

    Pildo e Poldo erano di una bellezza speciale, e li vedrei bene in quelle colline mammellose che ci ha fatto conoscere jerry.

  2. Il cinema, ed in generale il fenomeno audiovisivo (documentari, cortometraggi, etc.), rappresenta per me sempre un grande mistero.
    Infatti, mi sembra un vero e proprio miracolo la genesi ed il risultato finale di un’opera che prende forma dall’attività di una moltitudine di maestranze.
    Il montaggio di un’opera è un fenomeno straordinario.
    A volte si parte direttamente dalla intelaiatura offerta dalla scenggiatura, altre dall’espressione visiva della scenggiatura rappresentata dallo storyboard, altre ancora viene realizzata direttamente in camera di montaggio: là dove le immagini diventano storia.
    Il montaggio diviene “il modo” di raccontare una storia.
    Attualmente molti romanzi vengono redatti con le tecniche del montaggio (di storie in questo caso).
    In tal senso una storia in sé banale, adeguatamente “montata” assume contorni, sfumature e sostanza.
    Mi vengono in mente alcuni film, quelli di Tarantino (Le Iene e Pulp Fiction) e Memento di Christopher Nolan la cui scenggiatura l’ha realizzata in collaborazione con il fratello Jonathan Nolan.

  3. valeriacristina

    Lisa è stupendo! L’idea che quello che realizzerai non sarà un freddo documentario di oggetti, ma racchiuderà in sè l’emozione di chi li ristrutturati, di chi ha creduto che il loro ripristino abbia un senso ed un valore è emozionante. Penso che questo sia applicabile anche in altri campi come le interviste fatte in ambito culturale o recensioni di mostre … molto spesso sono solo degli esercizi di stile da parte di chi scrive per mostrare quanto sia competente in materia, quando sarebbe più emozionante una recensione che coinvolgesse i pensieri, le vibrazioni dell’autore nel comporre le opere.

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