Se Londra…

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(fotografia di Enrico Spedale)

Non esiste in Terra uomo che possa comprendere l’entità di ciò che lo circonda – e che sempre lo ha circondato – se non si sposta dal luogo in cui tale entità esercita il proprio influsso. E luogo in questo caso va inteso nell’accezione più ampia: quel dove in cui si abita e in cui si è interiormente abitati.

Bisogna ogni tanto ricordarsi che all’inizio di tutto c’è sempre la relazione, l’alterità che crea la propria identità nel e dal confronto in atto.
Non basta una dichiarazione autarchica di proclamata superiorità per stanziarsi, ad oltranza, nella propria terra natia in nome di una presunta, distaccata superiorità intellettuale o di una lucida, moralistica saggezza (di quelle che, per intedenrci, proclamano che tutto il mondo è paese).
Per tale ragione non si devono temere le apocalissi, né gli stravolgimenti dei trapianti. In misura maggiore si devono temere le terrificanti tranquillità delle proprie mura domestiche, che il più delle volte celano sotterranee infezioni esistenziali. Ed è per guarire da simili infezioni che si va a fare visita al caro amico che, da un po’ di anni, vive a Londra: per fare un sopralluogo nell’universo ipotetico della possibilità.

A Londra si deve ritornare…

  1. Enrico, bello riaverti qua, e bello leggerti.

    Il “sopralluogo nell’universo ipotetico della possibilità” è un’immagine molto bella, che condivido sino in fondo.

    Ti auguro di tornare a Londra (a mezza parola)
    😉

  2. Le famose 15 righe che devono bastare per scrivere un buon articolo. Bravissimo!
    Come la prefazione di un libro di Viaggi (calvinamente inteso) .
    Sono contenta di rileggerti.
    angela

    p.s. è vero, a Londra si deve tornare.

  3. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Grazie ragazzi!

    E’ vero. Da due circa due mesi non ho scritto nemmeno una riga. Troppe cose stanno cambiando dentro di me.

    Vi voglio bene!

  4. Come al solito mi ripeto: grande foto Enrico.
    Spero che i cambiamenti non ti portino ad abbandonare iGC e la tua naturale comunicatività.

    P.S.
    Mi aspetto un tuo articolo che riabiliti la Duna della Fiat…

  5. fangospaziale (Enrico Spedale)

    La Duna? L’hanno progettata sotto l’effetto dell’lsd.

    Comunque sia… Si potrebbe scrivere un post sul falso mito dell’ “avvocato”. Certo è che da quando è passato a miglior vita, la Fiat è passata a miglior auto.

  6. Enrico fantastico il tuo “aforisma”…ciao

  7. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Ciao a te… e di nuovo buon compleanno!

  8. Io vorrei ritornare a londra … ma per farlo prima bisognerebbe andarci 😦

  9. Concordo pienamente sull’esistenza “delle terrificanti tranquillità delle proprie mura domestiche, che il più delle volte celano sotterranee infezioni esistenziali”. E io non ho nessun amico che vive a Londra o in simili “luoghi” ma aver qualcuno da andare a trovare è solo un buon trampolino per mettersi davanti allo specchio e scrutare dentro se stessi e la propria anima. Un buon inizio ma non indispensabile se davvero si vogliono fare a pezzi le proprie rassicuranti mura di casa. Il punto tragico che mi disturba di continuo è: si vogliono fare a pezzi quelle mura o se stessi?
    Si, bella domanda, perchè il più delle volte è la seconda
    risposta quella che la spunta…

    Bentornato, Enrico

  10. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Grazie Lisa.
    Hai ragione: è la “seconda” che la spunta, ma questa non va intesa in senso nichilistico bensì in senso rigenerativo.
    E’ indubbio che l’idea di cambiare passa dalla demolizione dei propri rassicuranti luoghi interiori, che, per quanto caldi, non lasciano spazi ad una autentica progettualità. Tu mi dirai “perché?”. Per la semplice ragione che la personalità esiste come riverbero, come catalizzatore delle onde che vi sono nell’aria (da un po’ di tempo a questa parte che non riesco più a vibrare).
    Sicuramente è un’illusione quella che orienta lo sguardo altrove. Ma a volte sono proprio le illusioni – così come gli atti di fede – a “salvarci”.

  11. Scusate se aggiungo la mia riflessione. Perchè demolire? Si può costruire a fianco (per rimanere in metafora)
    Enrico trova fuori le sue buone vibrazioni. Io penso, invece a “luoghi interiori”.
    Una “suggestione”, mi fa pensare che le nostre radici (o mura) siano fatte di tante idee e riverberi che si sono impastati con quei mattoni, riuscendo a costruire, delle vere e proprie città di dentro.
    Forse, si ha la necessità di andare altrove, per trovarle (o ricomporle), romanticamente (ironicamente), anche fuori.

  12. Riverbero è una parola fantastica!!

  13. sai Lisa ,riguardo alle mura rassicuranti di casa ,dico che spesso sono un carcere. Il fare a pezzi se stessi é l’unica via per essere se stessi. E sai perchè ? Quello che noi riteniamo essere noi stessi è solo una nostra costruzione venuta sù per non avere avuto la possibilità di vivere come avremmo voluto e dovuto. Ma la possibilità è sempre presente come la nostra ombra,al sole.

  14. fangospaziale (Enrico Spedale)

    L’idea di cambiare luogo – magari soltanto per un breve periodo – può sembrare ispirata dall’idea romantica del viaggio, ma non è così (almeno per me).
    Le mura di cui parlo io sono quelle categorie dello spirito con cui noi misuriamo, sbagliando, noi stessi e il mondo circostante.

    Noi vediamo il mondo con delle lenti che ci sono state affibbiate dal contesto storico in cui siamo sempre vissuti, e rischiamo di pensare che ciò che vediamo sia l’effetto di una realtà oggettiva che non può essere altrimenti. A livello esistenziale ciò è paragonabile alla passività con le quale in India, per esempio, la prostituzione è accettata come diretta conseguenza di una concezione cosmogonica che ne prevede la dea tutelatrice.
    Non è schiavo chi è in catene, ma colui che non riesce ad avere nemmeno lo spazio per un’idea di libertà.

    In breve: mi sono accorto in questi anni che il mio peggior nemico era nascosto dentro di me. Ed è proprio in tal senso che la condizione umana rivela nella diaspora la vera terra promessa.

    Poi, ovviamente, ognuno sceglie come e dove muoversi; se è “bravo”, anche tra le proprie mura domestiche.

  15. Mi piace,o meglio mi pare che appartenga anche a me quello che hai scritto.Ciao Enrico.

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