Fare la fila

Fare la fila alla posta in attesa di pagare le bollette …
C’è chi ancora non si è svegliato, chi cerca di rimettere in moto il collo dopo l’ultimo torcicollo; la vecchietta che arriva e chiede chi è l’ultimo per potersi sedere su una delle sedie, ambita anche da un giovane che si chiede perché le persone di una certa età non si levano di mezzo; i lamentosi per sport che borbottano critiche nei confronti di chi sta allo sportello ed è lento, ma che non glielo diranno mai in faccia; chi cerca di leggere qualcosa o pensare ai fatti propri e viene coinvolto in discussioni inutili; chi, come me, rincontra persone che non vedeva da più di 25 anni e non sa cosa dire.

Fare la fila per acquistare il pane …
Io abito in un paese dove c’è un forno a legna e sforna pane ogni tre quarti d’ora e solo di mattina. La sfornata più gettonata è quella delle 11,30 – 11,45. Si crea un capannello di persone che chiacchierano del più e del meno, con i vecchi che ricordano i tempi della guerra quando con la tessera si andava a prendere meno dello stretto necessario per vivere, quando si vendevano al mercato nero pezzi delle propria esistenza per garantirsi un faticoso presente. Tra i giovani si parla di ricette, se Paolo il fruttivendolo ha o meno i ravanelli, dell’ultima decisione del sindaco; poi una signora di una certa età ti guarda e chiede: “ Ma tu a chi appartieni?”. Ebbene sì, io sono la forestiera … non ho sposato nessuno del paese ed ho deciso di andare a vivere in un piccolo centro alle porte della popolosa Palermo, dove tutti i giovani del paese vorrebbero trasferirsi.

Fare la fila in via Libertà …
Potrebbe essere una fila di macchine … il semaforo di Piazza Politeama è in grado di fare questo ed altro; un corteo che impedisce la circolazione degli autoveicoli; automobilisti attenti al codice della strada che permettono a dei pedoni impauriti di attraversare su quei passaggi pedonali a forma di dosso che mi fanno sempre pensare ad uno sketch di Aldo Fabrizi:
Pedone che passa ed automobilista che lo investe con la macchina.
Pedone: “Ma non mi ha visto?”
Automobilista: “ Come non l’ho vista? Ma se l’ho c’entrata in pieno!”
Anche qui sei assolutamente visibile …
Invece è un capannello di persone davanti ad un negozio che vende borse e suppellettili vari con grossi sconti.
I tempi cambiano ed in questo non c’è niente di male, per fortuna o sfortuna le nostre necessità il più delle volte sono indotte dal consumismo e non da leggi di sopravvivenza … in questa parte del mondo (vediamo di non dimenticarlo … lo sto dicendo a me!), ma quello che non arrivo a capire e che mi fa agitare le budella è che parte della gente questo lo considera vita … è bastato il tempo di doppiare le persone per sentire discorsi del tipo:
“Vediamo se possiamo infilarci prima.”
“Così la mia amica la finisce di dire che lei se la può permettere una borsa di Alviero Martini.”
“Non capisco che ci fanno tutti qui, come se non avessero soldi, … io sono solo curiosa.”

……
Sono la sola a pensarla così?

  1. angela

    La fila mi fa pensare alla disciplina.
    A scuola, per la prima volta, impari che devi stare in fila. Con la tua classe.
    Davanti i più bravi (nella versione moderna, i più bassi) e un capoclasse (il più bravo di tutti) che guida la fila.
    E, difatti, Edoardo Bennato cantava – a futura memoria – “In fila per tre” (in verità, già allo zecchino d’oro avevano messo i 44 gatti, in fila per tre, col resto di due).
    Ora, internet ci risparmia quantomeno le file postali.
    Quella davanti ai negozi, è però, (sono d’accordo con Valeria), la più emblematica dei tempi.
    Sono stata ad osservare la fila, in via Sparano (Bari). L’aria soddisfatta di chi stava in coda, aspettando il suo turno.
    Segna la disciplina dell’inclusione…e dell’esclusione.
    Tra chi ha l’oggetto con quella firma e chi no. Una appartenenza ad “una classe”. Alla fine, tutto torna.
    ange

  2. angela

    Ops, volevo aggiungere che mi piace questo post, che hai scritto 🙂
    ange

  3. valeriacristina

    Alla fila fatta a scuola non ci avevo pensato … non l’ho mai vissuta come un’irregimentazione, sarà perché è difficile che mi perda o perché l’ho vissuta come il fermarmi ad un passaggio a livello. Un riconciliarmi con il mio tempo interiore, con la pendola del nonno, con il battere del mio cuore. Angela, grazie per avermelo ricordato.

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