“Cetti” di un altro tipo

In una Italia in cui ridiamo per i discorsi sconclusionati di cetto la qualunque e dei suoi folli “imitatori”, veri o falsi che siano (e con la consapevolezza che se sono veri quello che tocca le nostre labbra è un riso molto amaro), abbiamo sempre dalla nostra la certezza dell’esistenza di altri personaggi di ben altro calibro che riescono a fare imprese peggiori. Chiamiamoli facce di bronzo o facce di culo (e per me sono solo dei complimenti) perchè in realtà altro non sono che farabutti e disonesti, personaggi e non certo persone, che si fanno scudo e giustificano le loro “brave” azioni con parole di cui strumentalizzano a proprio piacimento il vero significato. Una parola di queste è Rispetto, vomitata di continuo e al ritmo giusto tra una difesa che non è mai sincera, e una linea di pensiero e di azione che è sconcertante per quanto riesca a ribaltare il giusto in sbagliato e viceversa. L’illecito diventa paradossalmente lecito, anche se illegale e scorretto, e non lo dico io, che non sono nessuno, ma lo dice la Legge, quella vera che dovrebbe tutelare i bravi e corretti cittadini (e con continui salti mortali per fortuna c’è sempre chi cerca di fare bene il proprio lavoro). Così capita di continuare ad essere governati da un personaggio che pur di restare con il culo incollato alla sua preziosa poltrona (e non credo per gli ideali che ostenta ma piuttosto per i soldi e il potere) si mette in bocca parole che diventano automaticamente paroloni e suoni stanchi che a me continuano a stancare ma purtoppo neanche un pò a meravigliare. Si perchè è da anni che la classe politica di questo paese si nasconde, e neanche troppo visto la continua arroganza, dietro un modus operandi agghiacciante: le dita nella marmellata le infilano tutti, io però (e in ciò risiede la mia onestà!!!) mica ho preso dei soldi in più…
Va bene, a parte il fatto che il tempo dell’asilo è finito e che nessuno se n’è ancora accorto, la domanda leggittima è: che fine ha fatto l’integrità morale e il coraggio di assumersi le proprie responsabilità di fronte ad evidenti errori? E appurato che i farabbutti esistono, continueranno ad esistere e a portare avanti i proprii interessi e mai quelli della gente onesta, la colpa non è forse di quelli che li sostengono con tre fette di prosciutto sugli occhi, prosciutto che non mangeranno mai per ignoranza, stupidità o furba intelligenza? La colpa non è forse di quella massa di opportunisti che li giustifica di continuo (perchè così facendo giustifica se stessa)? Non è colpa loro se un personaggio, seppur condannato dalla Legge (e non importa a quanti anni o per quale motivo, la cosa fondamentale è che è stato condannato!), continui ad esercitare il proprio potere solo perchè è stato così furbo da non aggrapparsi troppo alle parole, ad una in particolare?
O è colpa nostra che riusciamo ancora a farci prendere così clamorosamente per i  fondelli?

  1. valeriacristina

    Che mi senta una gran cretina, questo sì … ma non credo che sia colpa mia/nostra.
    Le dita nella marmellata le mettono tutti e tutti si assicurano che sia così, altrimenti qualcuno una mattina potrebbe alzarsi e decidere di applicare le leggi e garantire le pene. Perché il problema vero in questa nazione … perché siamo una nazione con tanto di inno nazionale, è che non c’è la certezza della pena tra un ricorso, un rimandamento per indisponibilità delle parti e così via fino ad arrivare alla prescrizione. E altro piccolo particolare: una condanna in primo grado non è esecutiva … esiste la possibilità di fare appello!!!
    Concludendo, prima di vomitare il favoloso polpettone che ho preparato e mangiato come pranzo domenicale, sospetto fortemente che le fette di prosciutto siano uno specchio da interrogatorio: noi non vediamo gli occhi di chi le indossa e pensiamo che neanche lui/lei veda; lui o lei vede benissimo tutto!

  2. Una sentenza non è esecutiva, va bene. C’è un senso etico che è andato perso, va bene pure quello. Credo, ma è opinione personale, che ci sia una “ragionevole collusione” da parte mia – per esempio – che, sicuramente, fa di me una persona laica, garantista, ecc. ma che, altrettanto sicuramente, riduce gli spazi della mia coscienza.
    Sono piena di dubbi e cerco una morale provvisoria 😉
    angela

  3. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Lisa… Tu, almeno, hai avuto la forza di scrivere un post su un dramma, anzi, no, una tragedia che ormai da tempo – oltre a quella che si è consumata nella farisaica Prima Repubblica, post-fascista, che ha rivelato, nei suoi oltre quarant’anni di vita, altri modi di “fare” e di “essere regime”, per poi riciclarsi nella Seconda – si consuma nella nostra nazione: la tragedia dell’ “italianità”.
    In precedenza ho scritto qualche post (vedi “Io non mi sento italiano”), ma mi è stato dato subito – anche in questa sede democratica e libera – del qualunquista, per cui, onde evitare inutili scontri o l’emarginazione, ho evitato di ritornare sull’argomento.
    La verità è che diventa sempre più difficile comprendere il discrimine con il quale poter riconoscere chi, in questo gioco di specchi, è mosso dai tuoi stessi sentimenti di giustizia da chi non lo è.
    In Italia se parli di giustizia, ti dicono che sei un giustizialista, o, se sollevi questioni autentiche di natura etica – almeno su questioni che non soffino sulle vela della chiesa cattolica -, ti dicono che sei un moralista.
    E’ da tempo oramai che sono in crisi con chi mi circonda, non perché sia andato fuori di testa (come spesso mi sento ripetere), ma, perché, guardandomi “dentro”, ho compreso di essere stato anch’io connivente con quel sistema che combattevo soltanto nella verbalità dei salotti di sinistra.
    Adesso sono libero… povero, e, sicuramente, senza pensione né figli a carico (fa più danni la “famiglia italiana” dell’eroina)… Ma “vuoi mettere”?

  4. Metto sempre in conto il rischio di poter passare anche io per “moralista” o “qualunquista” perchè, anche se certi discorsi non li faccio nei salotti della sinistra ma solo nella mia testa, condividendoli raramente con qualcuno, alla fine di ogni giornata chiudo la porta di casa con il ferro e vado a mangiare il solito piatto di pasta. Per carattere sono un orso che sussurra parole e pensieri, un orso che molti stentano a sentire, e magari le cose che dico non saranno neanche un granchè però ho una certezza che mi sostiene: il mio senso morale è pressocchè intatto e io cerco sempre di mantenerlo integro. Ho il difetto, magari, di rendere le cose semplici, di raschiarle fino all’osso, con il rischio appunto di risultare facilona e superficiale, ma credo che in certi casi non vedere le sfumature sia una questione secondaria.
    Una condanna, che sia di primo grado o definitiva, è pur sempre una condanna e penso, sempre e comunque, che una persona, una qualsiasi persona, sfiorata dal solo dubbio di essere stata poco corretta nei confronti di chi, in buona fede, l’ha assunta a proprio rappresentante politico e morale abbia il dovere di dimettersi e non certo di tergiversare usando belle parole che suonano come scuse patetiche per il proprio operato. Io vado al sodo perchè per me l’onestà di una persona si riflette negli stadi comportamentali relativi a un dato evento.
    In altri paesi, diciamo più civili e non per forza migliori del nostro, questo è un dato di fatto che da noi non dovrebbe neanche suscitare meraviglia ma solo la condivisione di una scelta dovuta la cui unica importante conseguenza è il bene comune, sia dell’eventuale indagato e dei suoi elettori, che di tutti gli altri citttadini.

  5. valeriacristina

    Scusate, ma che intendete per qualunquista? Io ogni volta che l’ho usato ho pensato, indicato persone senza idee in testa. Per cui Lisa e Fangospaziale, al più siete degli idealisti che non si arrendono ad una realtà fatta di qualunquisti …
    Sono d’accordo con entrambi che molto spesso è meglio far finta di niente e non esporre le proprie idee, perché non si verrebbe capiti, si rischia in alcuni casi di essere tacciati di snobismo ed in altri di avere grilli per la testa.
    Quello che ci resta è il nostro cercare in tutti i modi di essere più possibile coerenti ed onesti, anche s ein alcuni casi siamo costretti a scendere a patti (preferisco questa espressione … ha il sapore ancora di una nostra scelta).

  6. Cara Liza,
    purtroppo il disfacimento della realtà sociale si è talmente incancrenito nella collettività che ormai anche in presenza di una condanna (alla quale tu fai riferimento) io manifesto tutta una serie di dubbi.
    Apro il mio cuore e parlo serenamente ben sapendo che tu mi conosci e che quindi puoi valutare le mie parole anche alla luce della mia persona.

    In primo luogo è sicuramente vero che si è perso una etica del proprio lavoro. Rimane tuttavia il fatto che se perdiamo di vista il principio di legalità tutto si va a fare benedire. La condanna è definitiva quanto passa in giudicato, ciò vuol dire che anche per Cuffaro vale il principio di non colpevolezza sino al compimento dell’iter processuale.
    Lo so che è difficile da accettare, ma è così ed è giusto che sia così.
    Non c’è dubbio, d’altro canto, che se il Presidente della Regione subisce anche una condanna penale in primo grado, l’etica politica vuole che si dimetta.
    Non confondiamo però i due piani: quello umano e quello politico.

    In secondo luogo la mia amarezza si fa più “amara” osservando la classe di magistrati che dovrebbe essere l’arbitro dei nostri diritti e doveri. Non sono convinto dell’etica professionale del comportamento dei PM nel caso Cuffaro. Ma questa è solo la punta dell’iceberg di comportamenti assolutamente illegittimi che solo talvolta vengono sanzionati (si veda: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_14/giudice_regata_b3f3ddca-c27d-11dc-ab8f-0003ba99c667.shtml ).
    E diventa anche più grave quando tali comportamenti sono ammantati da una parvenza di legalità (compensazioni arbitrarie di spese nei giudizi, assenze dal lavoro per maternità di 24 mesi con conseguente disfunzioni degli uffici giudiziari etc. etc.).

    Ed è per questo che parlo di una società che ormai è al suo crepuscolo.
    Noi siamo quelli che non vogliono i rifiuti e nemmeno sappiamo indicare una strada per il loro corretto smaltimento, noi siamo quelli di Maria de Filippi, noi siamo quelli che vogliono i diritti ma non i doveri.

    Mi rendo perfettamente conto della tua amarezza nel vedere questa società ed il suo progressivo (ed irreversibile a mio giudizio) disfacimento. Persone come Sofri (o come Socrate e come molte altre) capaci di avere il coraggio delle proprie idee e di avere l’eticità di subire una condanna, sono di altri tempi.

    A noi non rimane che decidere cosa fare del nostro di tempo, ed in tutto questo credo che i principi fondanti la legalità e la giustizia siano un faro di non poco conto.

  7. pazquale

    direi … più che altro … di un altro topo …

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