Ma chi l’ha detto che la mafia è in ginocchio?

L’assemblea non approva…

C’è in atto una volgare aggressione!

Aspettate il giudizio dei magistrati… La “cintola” che separa le guadie dai ladri…

  1. Gli italiani sono stati messi in ginocchio.
    “Non siamo un paese normale” questo è lo slogan.
    Mah! in politica si è passati dalla casta alla “cosca”. Questa l’amara considerazione fatta da Marco Travaglio, ieri sera sulla 7 (Niente di Personale di A. Piroso) a proposito degli applausi a Mastella in Parlamento , dei festeggiamenti, con cannoli. Si può “contare” sulla disapprovazione di Dell’Utri! Vuoi mettere…

  2. fangospaziale (Enrico Spedale)

    L’importante è, carissima Angela, che l’Italia rimanga un paese cattolico. Pensa che alcuni “devoti” (non si capisce se più a Cuffaro o alla Madonna) hanno organizzato una veglia prima della sentenza: hanno pregato per far sì che il governatore fosse condannato, magari, per “semplice” favoreggiamento, e non per appartenenza ad associazione mafiosa. E così è stato!
    Lo vedi, è proprio vero, la Madonna fa i miracoli!

  3. Se lo Spirito Santo entra in Senato, durante una votazione, per “dare il buon pensiero” tutto ci può stare.
    Se il Vaticano, in nome della libertà, occupa la piazza, e chiude le chiese ai fedeli, c’è poco da aspettarsi dal futuro.
    Prodi è una “brava persona” .Persegue il risanamento. Lo fa anche egregiamente (tutto questo governo, in qualche modo, è riuscito a fare delle buone cose) ma non è un politico. E, cosa preoccupante, non lo è neppure Veltroni.
    I partiti (dx e sx) mancano di “una visione” e di una identità precisa. Collettiva.
    Faccio fatica a tenermi quelle individuali. Lo sdegno e la probità da soli non bastano.

  4. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Condivido che ci vuole senso di responsabilità, e che i “processi mediatici” non fanno altro se non aggiungere legna al fuoco. Ritengo anche che – come ha evidenziato Gerlando nel precedente commento al post di Lisa – bisogna considerare il fatto che non sempre i giudici sono mossi da oneste finalità (per esempio, l’imprenditore Aiello, per me, è stato punito oltremodo).
    Il problema della Sicilia, specchio caricaturale di una situazione politica a carattere nazionale, non può ridursi a Cuffaro e a quelle logiche che da sempre hanno “fermato il tempo” nella nostra isola, e nel resto della nazione.

    Il senso di questo mio post andrebbe forse inteso nella direzione di una provocazione rivolta, più che a Cuffaro – non servono capri espiatori -, a noi tutti, ma, soprattutto a coloro i quali, quel giorno al Teatro Massimo, fischiarono il futuro governatore, per poi, magari, dargli successivamente il voto in cambio di qualche “favore”.
    Per autogovernarsi bisogna essere “liberi”, e la libertà presuppone, come condizione indispensabile della possibilità del suo esercizio, responsabilità e senso del dovere (cosa di cui i siciliani sembrano, ab aeterno, deficitari).

    Mi chiedo: siamo degni del nostro Statuto speciale?
    Come giustamente sostiene Angela, “lo sdegno e la probità da soli non bastano”. E io aggiungo: puntare l’indice è fin troppo facile, una tentazione che non mi ha fatto a volte – lo riconosco – gran bene. Sono stato preda di sentimenti a carattere depressivo che mi hanno arenato nell’accidia di coloro che sanno soltanto guardare. E coloro che non “giocano”, è facile che non si sporchino mai le mani.

    Che fare allora?

    Vi confesso che sono “confuso”.

  5. Ci tocca lavorare, Abbiamo dilapidato le rendite della convivenza civile e politica. E’ dura, e ai più giovani nessuno insegna come si fa a costruire una democrazia. Anzi loro ne subiscono maggiormente le conseguenze, hanno meno possibilità di noialtri (parlo della mia generazione).
    Ben vengano gli “analisti” come De Biase, perchè “sputtanano” la c.d difficoltà a capire la “complessità” della realtà contemporanea, riportandola a semplici parole, comprensibili (?) per tutti. Consapevolezza e responsabilità.
    Enrico, sarebbe preoccupante averle “chiare” di questi tempi ,le idee (scherzo) . Però è una sciocchezza -forse- quella che a “giocare”, ci si debba sporcare le mani 😉
    A meno che, responsabimente, non si paghino le conseguenze.
    Prevedo periodi di grande frustrazione!
    a.

  6. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Credo nelle “sciocchezze” che dico – ne dico così tante… – al punto tale da permettermi di farti un esempio che, forse, non c’entra un “benemerito”.

    In Italia, il mondo accademico – tanto per fare un esempio di malcostume tra i tanti – ha sempre snobbato – a parte filosofi della levatura di Emanuele Severino o di Antimo Negri – la figura di un filosofo a me caro: Giovanni Gentile. Questo filosofo, che per pigrizia cerebrale è stato semplicisticamente chiuso nel “cassetto” dei fascisti, oltre ad avere fatto – sebbene ormai insostenibile, considerati i tempi – la migliore riforma della scuola che sia mai stata concepita (lo dicono anche gli stranieri se ti può fare contenta), è stato artefice di una filosofia così “radicale” da non concepire mediazioni di sorta tra teoria e prassi al punto tale da pagarne, egli stesso, il “prezzo” (inteso come piena assunzione delle conseguenze). In pratica: Gentile, sia filosoficamente sia “esistenzialmente”, non è stato “para”, come è solita prassi degli italiani, che, vista la malaparata, hanno preferito finire la guerra dall’ “altra parte”.
    Ma in Italia queste “cose” non si possono dire – la storia, si sa, la scrive chi vince, e quella ufficiale non sempre è magistr vitae – se non si vuol essere bollati – molto stupidamente devo dire – come fascisti e quant’altro.

    In merito allo “sporcarsi le mani”, intendevo dire che se decidi di fare politica decidi anche di metterti a contatto con “cose” e “situazioni” che impongono delle scelte, anche scomode, invise al senso o alla morale comune; oppure, non fai politica in “senso greco”, e fai il politicante che trova sempre “convergenze parallele” 😉

  7. Scusa, ma non volevo esprimere giudizi su di te. Ero perplessa sull’automatismo del fare scelte e sporcarsi le mani tutto qua.
    Più che di malcostume parlerei di malafede. Ho fatto l’università, corso di laurea in filosofia, in tempi sospetti, del 18 politico (che vergogna) eppure ho studiato Gentile come altri, anzi i baroni del PCI gli prestavano parecchia attenzione. Potrei farti esempi di segno opposto. Sono molto più preoccupata che a scuola non si insegnino neppure “i fondamentali”. Però per “realizzare” questa discussione in termini di consapevolezza e responsabilità. Un esempio! A scuola di mio figlio l’insegnante di filosofia ha deciso che della patristica e della scolastica, si possa fare a meno. C’è la libertà di insegnamento. Il ragazzo lamentava difficoltà nel comprendere il giansenista Pascal. L’ho invitato a leggere (almeno) la storia della filosofia che è stata “saltata”. Se non lo farà, affar suo, ma non potrà neppure lamentarsi dell’insegnante.
    ange

  8. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Lo so. Don’t worry! 😉

    La mia scoperta è nata a seguito di una bellissima lectio magistralis fatta, sul filosofo di Castelvetrano, da Remo Bodei.
    In quella circostanza capii che l’attualismo altro non è se non una sorta di rielaborazione del misticismo speculativo di Averroè e del pensiero di Agostino. La dialettica tra “pensiero pensante” e “pensiero pensato” di Gentile è infatti in asse con quella che si instaura, in Averroè, tra il modo di pensare di Dio, a-temporale, senza rapporti interni di natura causale, quindi gentilianamente “pensante”, e quella umana, temporale, causale e, quindi, sempre gentilianamente, del pensiero “pensato”.
    Ma la cosa che più mi colpì di quella lezione fu il fatto che finalmente compresi il nesso che legava l’aspetto teoretico del pensiero di Gentile con quello politico: lì entrava in gioco Agostino e la trasposizione, sul piano temporale, dell’identificazione dello Stato etico con Dio: se per Agostino Dio è più interiore a me di quanto io lo sia a me stesso, analogamente lo Stato, che è “Dio” in terra, deve realizzare nel singolo il rapporto Dio-uomo precedentemente esposto, perché, secondo quest’ottica, lo Stato sarebbe così “interno” al singolo più di quanto quest’ultimo possa credere. Per tale ragione, per il fascismo, lo Stato è “tutto”, e il vuo volere quasi “divino” (con le ovvie conseguenze).

    La prossima volta scriverò un post sulla “Riforma della dialettica hegeliana” 😉

  9. Effettivamente, dispiace leggere queste esposizioni dotte sotto i discorsi di Cuffaro, sacrificate nei commenti 😉

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