Uno spettacolo … pensieri misti

A me il circo fa venire tristezza. Da piccola ci andavo e probabilmente mi piaceva, ma già adolescente, il vedere gli animali in gabbia, gli stessi che nei documentari vedevo liberi, mi faceva gonfiare il cuore. Ho smesso di andarci. Crescendo ho iniziato a pensare anche alle persone che lavorano in un circo, alla loro vita raminga, all’arrivo in una città, alla sistemazione, alla ricerca di pubblico, al non sapere se il viaggio e la permanenza varranno la fatica. I clown ci fanno ridere, le persone in pista sono tutte sorridenti, ma la loro vita vera come sarà? Domanda stupida! Se leggo un libro io penso alle frasi che leggo e non sempre all’autore che le ha scritte. … Niente da fare a me il circo mette tristezza, anche quello che fanno nei teatri, il circo nella sua forma più raffinata.
In questi giorni al Teatro Biondo di Palermo c’è uno spettacolo del Cirque Eloize. Sono acrobati e saltimbanchi che vivono una realtà migliore dei loro cugini da tendone: lo spettacolo che presentano è stato già acquistato dal teatro in cui si esibiranno. Lo stipendio è assicurato.
Ieri pomeriggio mi sono seduta in una delle poltrone della platea del su-scritto teatro ed ho assistito allo spettacolo. Il tema conduttore era la nebbia, quella che sale dal mare, quella che ti fa perdere e non ritrovare la via, quella che ti porta a ritrovare le persone perdute. Le esibizioni degli acrobati, tutte accompagnate da musica new age, sono state intervallate da pezzi parlati, racconti e piccole gang fatte dal capocomico e, a turno, da tutti quelli che fanno parte della compagnia. Sono rimasta a bocca aperta molte volte per le piroette, per l’eleganza dei movimenti, per la fluidità dei loro corpi, ma non sono riuscita a non chiedermi che futuro avessero davanti. Certe evoluzioni appesi a tessuti agganciati a dieci metri d’altezza li puoi fare fino a che età? Trent’anni? Quaranta? Ma non di più e poi che fai? Avrai mai una vecchiaia, una pensione, un altro lavoro? Ammetto la mia ignoranza non lo so. Pensieri vaganti come mine mentre lo spettacolo procedeva e continuava a stupirmi, a farmi ridere per le invenzioni messe in scena, per la loro mimica e a commuovermi per la tenerezza dell’ultima loro esibizione.

  1. Questo è il nostro punto di vista su di loro [anche a me il circo mette tristezza]
    Credo che sarebbe parecchio interessante conoscere cosa pensino loro di noi; secondo me, provano la medesima tristezza .
    Buona domenica ai cocomeri [silenti]
    angela

  2. Angela buona domenica anche a te.
    A quando il tuo prossimo post 😉

    Uno dei silenti

  3. valeriacristina

    ahhhhh!!!!!!
    Trepidai quando il mio programma di posta mi segnalò un commento di iomeneandrei al mio post. Un’emozione intensa mi prese al pensiero che finalmente potevo fregiarmi di un suo commento … finora il mio cuore aveva sanguinato per l’essere stata ignorata. Piena di speranze mi collegai al grandecocomero e arghhhhhh! non era diretto a me. Dopo quasi 24 ore in stato di incoscienza, tremolante mi accingo a documentare il mio disappunto. Iomeneadrei non lo fare più … la prossima volta ci potrei rimanere secca!!

  4. non solo, diffonde pure il contagio (eheheh)
    😉
    a.

  5. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Ti accontento io valeriacristina.
    Hai ragione, il circo è tristissimo, una sorta di fiera campionaria della condizione umana nella quale tra domatore e domato, tra clown e pubblico la differenza non è determinante, perché il ruolo l’ha scelto la sorte.

    Suggerimento onirico: sei in autostrada di notte quando, improvvisamente, intravedi l’ombra di un potenziale autostoppista. Ti avvicini e scopri che… è un clown!

  6. valeriacristina

    Per carita! Spero proprio di no! Io ho letto vari libri di S. King, tra cui IT e il clown me lo ricordo anche troppo bene. Dovessi incontrare un autostoppista clown in autostrada, sarebbe la volta in cui la mia andatura notoriamente tartarugosa diventerebbe moooolto leprottosa!

  7. gionni

    La cosa divertente è che, non ricordo più dove lo lessi, ma il clown nasce nel folklore spagnolo come figura notturna, oscura e legata al rituale della morte. Il buon Stephen King deve averne attinto a piene mani per il suo Pennywise…
    Solo dopo, nel corso dei secoli, gli è stata riconosciuta una valenza “comica” che peraltro non gli ho mai attribuito… mi fanno una tristezza!

  8. Sarà che di mio sono triste, ma il circo non mi ha mai messo tristezza. Quando ci andavo, tanti tanti anni fa, ero molto colpito da giocolieri, dagli esercizi al trapezio e dagli animali. I clown non mi facevano ammazzare dalle risate, ma non mi intristivano. C’era anche un odore indimenticabile (lo so, la cacca degli elefanti, ma ai tempi anche quella era misteriosa)
    Erano immagini lontane dalla vita quotidiana, e lo stupore era tanto.
    Oggi non ci vado più, ma gli esercizi iurichechi chechiiuri mi farebbero sballare tuttora.
    Non so che farà un trapezista a 50 anni, ma lo vedo bene come istruttore.

  9. Eleanor

    …ottimo stile, come sempre, mia cara. :o)

    Del circo mi piacciono i trapezisti, i contorsionisti, i saltatori…insomma tutti quegli artisti che riescono a fare evoluzioni che a me sono precluse…sono una farfalla col corpo di un elefante…però ammetto che la tristezza latente del circo mi aveva colpito già in tenera età, quando al ritorno da una giornata sotto il tendone disegnai il clown che ci aveva intrattenuto col volto triste…mia mamma mi disse che dovevo farlo sorridente, ma io le feci notare che quello che avevo visto aveva gli occhi tristi…

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