Il Signor Pan di Zenzero

Mah! Chiudo gli occhi e mi ritorna in mente una scena raccontatami da Lisa.
Iomeneandrei apre il frigorifero, vede un alimento, si sofferma un momento e dice: “Prima che si suicidi, lo uccido io”.

Non so se le uova avessero deciso di lanciarsi a terra dallo sportello del mio frigo, ma sono quasi certa che stessero spettegolando del chutney posto in fondo al ripiano più alto. Due vengono poggiate sul mobile accanto al lavello. Le vedo un poco tremare e oscillare, poi si accomodano bene e stanno li a guardare cosa faccio. Il barattolo della farina è sul mobile proprio sopra di loro. Quando lo prendo, scorgo con la coda dell’occhio le due uova che si stringono e sento “Ohhhhh”. Verso nel contenitore sulla bilancia la farina, lei si stiracchia e una piccola nuvola bianca si solleva. Prendo il barattolo dello zucchero bianco … “Ehi, noi stavamo dormendo, ma che fai, dove ci porti?”.
“Vorrei fare una torta”, rispondo io … “Una torta? A quest’ora?” Un punto interrogativo si forma nel barattolo. Scuoto la testa e verso lo zucchero in una ciotola. Prendo il contenitore dello zucchero di canna … “Non se ne discute nemmeno! Noi con quelli non ci mischiamo!” Lo zucchero bianco deve avere qualche problema di ‘relazione chimica’. Io me ne infischio e aggiungo … e in una ciotola metallica il colore bianco dello zucchero raffinato crea delle onde mischiandosi, suo malgrado, con quello di canna rigorosamente grezzo. Ricordano gli effetti ondosi fatti con le sabbie colorate nei vasi di vetro.
Rimango un attimo incantata a guardare, sollevo un uovo, lo apro e tuorlo e albume planano sui granelli allungandosi, penetrando, adagiandosi morbidamente. Ripeto l’operazione con il secondo uovo che finisce sul primo, scivola un poco rapido verso il bordo della ciotola e il tuorlo si apre “Accidenti lo sapevo che ero ingrassato e non entravo più nella mia taglia media”. “In compenso io mi ritrovo con un bel bernoccolo”, gli risponde il tuorlo travolto dalla caduta. “E poi, vuoi levarti di dosso: il tuo albume mi opprime”.
Il rumore della frusta li zittisce, non sembrano contenti. “Problemi? Dovrei amalgamarvi con lo zucchero” … “Beh, dentro il frigorifero si dice che la frusta faccia venire l’emicrania!” “Prometto che sarò delicatissima”.
“Ma che torta saremo?” domandano tutti in coro.“Un pan di zenzero” rispondo io.
La velocità della frusta è al minimo, ruota lentamente trascinandosi l’albume, accarezzando lo zucchero. I granelli si separano lasciano spazio alle uova che si  intrufolano, la temperatura inizia a salire e lo zucchero si scioglie in un abbraccio giallo tendente all’arancio con striature di marrone. La frusta gli fa il solletico, ride, alcuni granelli riescono a fare un poco di surf sulle onde che le uova formano al passaggio delle frusta, l’aria penetra e si formano le bolle. Il composto inizia a gorgogliare, dopo ogni passaggio di frusta nuovi disegni si formano, altri si confondono nel tutto. Lascio riposare.
Peso lo zenzero e lo grattugio “Sììììì, che bello, un po’ più a destra per favore, aah … questa sì che vita!”.
E’ un ingrediente collaborativo, “Forza, nella ciotola!” lo esorto e tutte le scagliette si tuffano … una ha dato una panciata fenomenale.
La frusta riparte leggera, la farina viene coinvolta lentamente e piccole nuvole si levano nell’aria mentre lei gioca a rimpiattino con l’amalgama di uova, zucchero e scaglie di zenzero. “Ehi, qui ci stiamo appiccicando tutti, oltre allo zucchero di canna, devo anche fare attenzione alle scaglie di zenzero che si mettono ovunque e la farina, che con la scusa che è leggera, tra poco ce la troviamo anche nei posti non dicibili!” Lo zucchero bianco è molto impertinente, ma ha ragione. Un poco d’olio di semi ed una tazzina di latte rende la situazione più fluida. I profumi si sprigionano, lo zenzero ‘sghicia’ ogni volta che la frusta gli passa accanto e lo zucchero di canna ha già intonato “Che bella cosa una giornata di sole”. Un coro si alza dalla ciotola “Lievito, lievito, lievito”. “Arriva, tranquilli, arriva, però seguiamo le modalità di ingresso della mamma!” Il composto aspetta che io mi distragga e toc, butta fuori dalla ciotola la frusta che schizza ovunque … vorrebbe vedere come preparo il lievito. Tazzina con un poco d’acqua, goccia di limone e il lievito si tuffa. Gorgoglia, si ‘gasa’ tutto e mentre io mescolo mettendomi sopra la ciotola grande, comincia a trasbordare e a gocciolare nel composto. Con un bel cucchiaio di legno, inizio dolcemente a girare formando strisce bianche spumose che mi ricordano la risacca, ne sento quasi il rumore. E mentre io mi perdo nei miei sogni ad occhi aperti, il lievito ha stretto amicizia con tutto il composto.
Verso tutto in una tortiera e inforno. Non rimane che aspettare la magia della lievitazione. Il lievito inizia a impartire gli ordini al composto “Forza spingete verso l’alto, tutti insieme”. Dopo un poco io sbircio nel forno accendo la luce e vedo che non è ancora gonfio … una piccola isola si è formata nel centro. “Insomma, spegni quel fanale che me li inibisci tutti!”, protesta il lievito.
L’orologio è puntato, spengo la luce del forno e rimango a sbirciare di nascosto. All’inizio non sembra che accada nulla, poi come se qualcuno soffiasse da sotto la torta, questa cresce, cresce e respira e tutti gli ingredienti sono diventati il pan di zenzero. I miei recettori olfattivi già si preparano a percepire l’odore fragrante che si sprigionerà a breve.
L’orologio gira ed è ora di capire se è cotto. Introduco uno stecchino, un “Soooon cotto!” giunge dal forno. Lo tiro fuori e lo lascio raffreddare. Non rimane che mangiarlo. L’assaggio della prima fetta ha dietro delle emozioni irripetibili. Taglio la fetta, il coltello scivola morbido senza incontrare resistenze, il pan di zenzero si abbassa e alla fine della corsa del coltello, si risolleva producendo il rumore che mi ricorda una piccola corrente di aria fresca. Il profumo è inebriante, chiudo gli occhi nel mordere la fetta sapendo che sentirò lo zenzero ‘sfrigolare’, frizzare e confondersi con la dolcezza dello zucchero. E non rimango delusa … è un signor pan di zenzero!

  1. Eleanor

    Una lettura deliziosa (in tutti i sensi, ho l’acquolina in bocca): riesci ad evocare sapori e profumi, con la stessa abilità con cui Caravaggio riusciva a catturare quell’attimo sublime di una scena, magari banale, con un sapiente gioco di luci ed ombre.

    Voglio il pan di zenzero! Me l’avevi promesso l’ultima volta, purtroppo sono rimasta affascinata dal caro Lord (Maxwell, ovviamente) e non ho insistito più di tanto…

  2. Pingback: Il Signor Pan di Zenzero. « Sorsetti

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