Non si può abbandonare ciò che si ama

Accordi e analogie tra temi affrontati. Le delusioni sono sempre dietro l’angolo, così come i rimorsi.

Ma dietro l’angolo c’è sempre un gatto…

  1. Ciao Enrico,
    è bello quando grazie ad un post rinvengono alla mente film, emozioni, pensieri.

    Un film a me particolarmente caro (come praticamente tutti quelli degli anni ’50 e ’60), una colonna sonora particolarmente suggestiva (come tutte quelle scritte da Henry Mancini).
    Un regista, Blake Edwards, maestro della commedia americana: come non ricordare Operazione sottoveste (che ho visto un milione di volte quando su Canale 5 mandavano in onda per pomeriggio con sentimento, anzicché soap opera, vecchi film degli anni ’50 e ’60), La Pamtera Rosa, Holliwood Party…

    Anche se dietro l’angolo non ci sono sempre Audrey Hepburn e Geroge Peppard, be’, direi che, tutto sommato è vero: dietro l’angolo c’è sempre un gatto… ed aggiungerei: Per fortuna!

    P.S.
    Non è che ti è venuto in mente, anche per un attimo, di abbandonare Mario?
    Ti immagino come Audrey Hepburn che urla nei vicoli di Palermo “Mario… Maaario….. Maaariooooo!”.
    Non faresti lo stesso effetto, ma saresti ugualmente commuovente.

  2. fangospaziale (Enrico Spedale)

    La mia intenzione era quella di coniugare l’esigenza di un post che commentasse, in sintesi, cosa ne stessimo facendo de IGC, confidando magari su estetica un po’ retro, manierata e sentimentale ma sempiterna ed universale, e… – ne vogliamo parlare? – Mario, il mio gattino, a cui, democraticamente, ho dato un nome umano.
    Quando torno a casa, se non lo vedo immediatamente, divento peggio di Audrey Hepburn.

    P.S. Avrei intenzione di girare un corto dal titolo “Colazione da Aluia”.

  3. gionni

    Tanto di cappello alle esigenze miscelatorie di fangospaziale, ci voleva proprio un nuovo post per ricominciare.

    Tra le pieghe dell’analogia, certo toccherebbe riflettere non solo sulla crudeltà dell’abbandonare un gatto (l’abbandono di qualsiasi animale mi ripugna, che siano cani sull’autostrada o coccodrilli nel water) ma anche – ulteriormente – sulla particolare gravità di mollarlo sotto il diluvio. C’era un’analogia anche qui?

    Il dubbio mi coglie e si accampa ai margini della mia coscienza.
    Per fugarlo, e cavalcare l’impulso “analogico” partito da fangospaziale, direi a questo punto di trovare un’adeguato significato alla metafora “limoniamo sotto la pioggia strizzando tra noi il di cui sopra gatto fradicio”…

  4. fangospaziale (Enrico Spedale)

    Grazie per l’intervento, gionni.
    La pioggia è metafora del pianto, ma anche di sfogo risolutivo.
    Il gatto, invece, è l’inconsapevole creatura che diventa a volte vittima delle tensioni irrisolte degli umani, e IGC, come il gatto in questione, ha rischiato di pagare il fio di una colpa non sua.
    Dopo la pioggia, il sole, un grande abbraccio senza “limonate”… anche perché quest’ultime non si possono proprio fare in rete. 😉

  5. Se volete amare davvero un gatto, dovete accettare l’idea che presto o tardi lui vi lascerà, sotto la pioggia, a cercarlo. Non lo ritroverete e ne prenderete un altro che amerete, nello stesso modo, sino a quando lui vorrà. Come disse qualcuno, non siete voi che scegliete un gatto.
    [Il libro di Capote è più bello del film, decisamente edulcorato]
    Ciao

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